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Antonio

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Diamine!, sono gia' le 17.33!

Benche' le nostre informazioni siano false, non le garantiamo.

La vita mi sorride. Peccato che ha i denti marci.
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December 25

Un pò di musica finalmente!

 
 
 
State ascoltando il brano
 
4'33''
 
del compositore americano John Cage (1912-1992)
 
 
Usate pure questo post non solo per deliziare le vostre orecchie con l'ascolto della composizione di Cage ma anche, se lo vorrete, per lasciare qualche commento o un semplice saluto in attesa di un mio (probabile?) ritorno. Eventualità in effetti non poi così remota come sembra.
 E poi non dite che non vi penso!
 
 
 
Il Vostro Ciuchino
September 24

L'ipercoagulazionismo polifunzionale

 
 
Attenzione: questa non è una storia ma un post serissimo.
Se avete problemi di serialità intensiva protoscassante allora vi invito a leggere con estrema attenzione quanto segue, perchè la tecnica che vado a proporvi potrebbe risolvere ogni vostro imbarazzo.
Anni fa venni colto da un attacco di Crotoisoplasmia delle vie catarrose, con complicanze ai cirri sinodeofiliformi, ma di tipo B (per fortuna).
Cercando un modo per risolvere questa fastidiosissima forma del ben più celebre "Rantolino decostruttivista", mi imbattei negli studi del noto Luminare Craig G. Desmond dell'Università di Thaiti.
Egli sosteneva di aver dominato questa tremenda malattia attraverso l'ingestione controllata di una bacca di origine andina, la Desuetuntis Labirintiis, capace di strozzare sul nascere ogni complicanza legata alla Crotoisoplasmia B, anche nella variante gibbosa (come tutti voi sapete, la più ostica da trattare).
Attraverso lo studio dei vecchi testi Maya che gli servirono come base per il suo famoso trattato "Roteazioni testicolari e nervosismi magmatici", Desmond apprese la tecnica dell' "Ipercoagulazionismo polifunzionale" che lo portò in seguito ad elaborare la cura per la Crotoisoplasmia B.
La scoperta assolutamente epocale, come sempre accade, arrivò per caso. Desmond stava provando delle bacche consigliategli da una veggente indonesiana (tale Vishna Caparozzi, sua collaboratrice da sempre) per la dimostrazione scientifica della teoria detta "della palla stratiforme" utile alla cura di alcune forme di muco delle vie cavernose, quando ricevette la telefonata di una signora del Minnesota colpita da Crotoisoplasmia.
La poveretta soffriva della variante A della malattia, con grandi complicanze alla botulicchia servente di destra e relative spasticanze aggiunte prive però del tipico brodo melmoso.
Nel suo studio sulla Crotoisoplasmia dal titolo "Crotoisoplasmia A+B e subcondizioni elettive raffreddoriali", il Luminare riporta in modo estremamente chiaro tutti i tentativi che lo portarono a curare questa sua prima paziente in modo definitivo. Ecco uno stralcio del documento nel quale ci ragguaglia su quel primo, straordinario caso:
 
"..La Signora Crowelsthorne si presentava con forti ematomi nella zona iperduritale sinistra appesantite da borse catramose di collagene istrionico rurale. Non era certo un bel vedere, ma il peggio si celava all'iterno dell'apparato mastocrotideo, con bolle iperrealiste soggiunte e croste valdiniche meglio conosciute come ' Bolle di Leone XV '. Dapprima trattai la parte con estratto di smegma taurino e il gonfiore si attenuò, ma continuavano a manifestarsi le tipiche complicanze della Crotoisoplasmia A ai muchi sinusoidali.
Vishna allora mi parlò di una bacca andina usata dagli antichi per la cura della Condolite guerrafondaia a chiazze affermando che, a livello di sintomatologia generale, potevano sortire effetti positivi anche su questa forma di Crotoisoplasmia.
Somministrai quindi alla Signora Crowelsthorne una bacca intera di Desuetuntis Labirintiis e aspettai.
I sintomi scomparvero subito e ribattezzai questo processo come Ipercoagulazionismo polifunzionale. Un principio attivo presente nella bacca, il ' Tenebrino sofocleo ', tendeva ad asciugare le emissioni catarrose delle parti stimodee coagulando a caso i versamenti di melma stomacale.
Come controindicazione però, la Signora Crowelsthorne divenne verde e cominciò a cantare l'Aida in giapponese. Questo fatto mi indusse a rivedere la quantità di bacca da somministrare nel trattamento. In seguito trattai altri casi di questa malattia e li risolsi tutti, anche grazie ad una sperimentazione serrata delle dosi e ad una non semplice convivenza con il repertorio verdiano in giapponese, il quale per'altro andò scomparendo man mano che affinai la cura."
 
Il Prof. Desmond mise in commercio la pillola miracolosa a base di bacca andina e la Crotoisoplasmia venne sconfitta.
Personalmente devo moltissimo a questa cura che voglio pubblicizzare e diffondere. Ho sconfitto una malattia fastidiosissima e oggi posso  finalmente soffiarmi il naso senza che mi caschino le orecchie.
Noto però una cosa piuttosto insolita. Nonostante abbia terminato la cura da mesi, ogni tanto mentre parlo comincio a  ソニーグループ公式サイト。製品情報、映画、音楽、ゲーム、金融、インターネット サービス、オンラインショッピング等。
 
 
Nella foto: la bacca del Desuetuntis Labirintiis.
 
 
 
 
 
 
September 03

Genealogie nella terra di Knorb.

 
 
Asparagorn figlio di Cetriolorn e nipote di Pomidororn sposò la bella Kattrya per l'eredità del padre di Lei Kozim. Il matrimonio durò 12 minuti, il tempo necessario per concepire Asparagorn Jr. detto "Cippo", dopodichè Kattrya stabilì che preferiva la vita da lesbica integralista mollando tutto. Cippo ebbe un'infanzia complicata a causa del padre che continuava a cambiare moglie ogni 12 minuti sperando ogni volta di superare il quarto d'ora ma invano. Lo Zio di Cippo, Kornutius, fratello di Asparagorn figlio di Cetriolorn già padre pure della terzogenita Fagocita, ebbe una relazione clandestina con la tabaccaia e unica giornalaia delle fumose terre di Knorb, Cira, la quale già che c'era si intratteneva in prolungati congressi carnali pure con la locale squadra di Football americano, "I Pitoni", che non potendo partecipare ad alcun campionato (dato che era l'unica squadra esistente nelle terre di Knorb) disponeva di parecchio tempo libero.
Da questa relazione (pare dal Quarterback) nacque un pargolo dichiarato figlio di Kornutius, nipote di Cetriolorn già padre di Asparagorn. Il bimbo, al quale venne dato il nome di John Brown figlio di Kornutius, nacque negro ma si disse perchè Cira aveva partorito il 15 Agosto a mezzogiorno sulla spiaggia del grande mare giallo sul quale si affacciava l'antica e nobile terra di Knorb. Il bisnonno di John Brown, Pomidororn, figlio di Columbus il pigro (perchè si faceva sempre grattare la schiena dalla moglie Carpisa, focomelica) nonchè padre di Cetriolorn e nonno di Kornutius si era intanto trasferito nella confinante terra di Scarfass mescolandosi con la locale popolazione indigena, gli Smarks, che solevano vivere facendo complesse capriole sulle cime dei pini innevati (solo le cime però). Qui incontrò la fuggiasca Kattrya figlia di Kozim (morto suicida per aver perso un "gratta e vinci") già moglie di Asparagorn e madre di Cippo, a sua volta pronipote dello stesso Pomidororn nonchè cugino di John Brown. Kattrya aveva deciso di non essere più lesbica dopo aver vissuto per 6 giorni con una camionista del trevigiano. Tra Pomidororn (102 anni) e Kattrya (25) fu amore a prima vista e dalla loro unione prese il via una nuova stirpe, i "Pomidorniani" che più avanti avrebbero preteso le eredità del loro capostipite nelle terre di Knorb creando un casino che neanche a "Beautiful" e innescando così una guerra che passò alla storia come "La guerra dei 3899 anni". Un anno ancora e avrebbero fatto cifra tonda.
Cippo sposò Kasta, figlia di Fagocita terzogenita di Cetriolorn e sorella di Asparagorn e Kornutius (e quindi sua cugina) con una cerimonia fastosa nella quale si bevve limonata a fiumi. La caratteristica "incestuosa" di tale relazione fece scalpore e Cippo dovette travestirsi da Sandokan per tutta la vita in modo da camuffarsi e non farsi additare da tutti come "quello là".
Kasta mise al mondo una figlia, Diva, della quale non si seppe più nulla da quando, all'età di 12 anni, emigrò in Nuova Zelanda per intraprendere la carriera di ponostar.
John Brown figlio di Kornutius crebbe nella convinzione di essere un bianco, tanto che finì per ossigenarsi i capelli prima di compiere i 20 anni e trovò l'amore nella bella Santha, figlia di Zerbigon il pagliaccio, la quale invece lo apprezzava proprio certe sue caratteristiche di uomo di colore che qui evitiamo di enunciare. Da questa unione nacquero Zork figlio di John Brown e nipote di Kornutius e la sorella Kamiscia dall'occhio ceruleo, così chiamata per via del fatto che aveva un occhio scuro e l'altro anche (ma più scuro) il Martedì e un pò meno il Venerdì che era giorno di mercato. Negli altri giorni era bionda fino alle orecchie e rossa sulla fronte e si faceva chiamare Mario. Questa particolarità di Kamiscia metteva in difficoltà Zork che soleva rivolgersi a lei definendola "Accordo con settima di dominante" non senza un certo disprezzo di fondo. Zork figlio di John Brown e nipote di Kornutius sposò la splendida Bigia figlia di Borf il mago della pizza che aveva un locale così chiamato (da "Borf il mago della pizza" appunto) e collocato dentro un barcone sul fiume Rosso che tagliava in due le terre di Knorb. Ma nelle antiche lande knorbiane nessuno apprezzava la pizza (anche perchè nessuno la conosceva) e allora il vecchio Borf finì con il suicidarsi dal dispiacere affogandosi nelle scorte invendute di passata di pomodoro lasciando la figlia sola e senza dote. Zork risolse il problema appropriandosi di nascosto della dote della sorella Kamiscia approfittando dei giorni in cui si faceva chiamare Mario. Kamiscia offesa e irritata finì con lo sposare la ormai anziana Kattrya figlia di Kozim già moglie di Asparagorn, prozio di Kamiscia, e del di lui nonno Pomidororn, dal quale era alla fine fuggita per incomprensioni sui gusti televisivi preferendo tornare lesbica integralista negli ultimi anni della sua burrascosa esistenza, ma non ebbero figli perchè Kattrya era ormai in menopausa.
Zork e Bigia concepirono Pinòf, figlio di Zork nonchè nipote di John Brown figlio di Kornutius figlio di Cetriolorn e nipote di Pomidororn il quale si innamorò di Azulejos do Rios, figlia di Mabunga Manga a sua volta figlia segreta (frutto di una scappatella) del vecchio Conte di Knorb che altri non era che l'ormai anziano Cippo divenuto ricco dopo aver partecipato ad un quiz sui reati contro la proprietà. Dalla loro unione nacque Triodor, figlio di Pinòf, nipote di Zork, pronipote di John Brown, pro-pronipoite di Kornutius, pro-pro-pronipote di Cetriolorn, pro-pro-pronipote di Pomidororn, nipote di Kamiscia dall'occhio ceruleo, pronipote di Cippo (che gli era pure bisnonno) a sua volta figlio di Kattrya, moglie di Asparagorn , fratello di Kornutius e Fagocita figli di Cetriolorn e nipoti di Pomidororn.
Da adulto Triodor si cimentò nell'insano tentativo di ricostruire il suo albero genealogico e, appurato che la sua famiglia era pressocchè costituita da perfetti imbecilli, decise di non procreare per esaurire una tanto inutile stirpe e partì per la Siberia alla ricerca del sacro pinnacolo. Questi lo trasformò in una trota salmonata. Tempo dopo le sue carni gustose finirono sulla tavola di Borisorn di Knorb (in vacanza in Siberia alla ricerca pure lui del pinnacolo) e della moglie Diva Jr.Jr., figlia di Diva Jr. che era figlia di Diva (quella della Nuova Zelanda) a sua volta figlia di Kasta figlia di Fagocita la quale era sorella di Kornutius e Asparagorn, padre di Cippo e figlio di Cetriolorn figlio di Pomidororn.
La giovane signora era incinta e si incazzò da matti perchè una spina di quella trota le finì in gola facendole passare una mezz'ora d'inferno.
 
 
 
Nella foto: uno scorcio della terra di Knorb.
 
 
 
 
 
August 28

I Musicisti come i Carabinieri.

 
Questo è un elenco di freddure sui Musicisti che ho trovato nel Web. La prima cosa che salta alla mente è la curiosa analogia con le barzellette sui Carabinieri. Siamo proprio una categoria sfigata, è ufficiale (ma non dei Carabinieri...ehm..).
 
Come impedire il furto di un violino?
Basta metterlo nella custodia di una viola.

Che differenza c'è tra una viola e un trampolino?
Per saltare su un trampolino ci si tolgono le scarpe.

I suonatori di liuto passano la metà del tempo ad accordare lo strumento, e l'altra metà a suonare stonati

Perché un fagotto è meglio di un oboe?
Perché brucia più a lungo.

Che differenza c'è tra un cattivo oboista e un missile SCUD?
Un cattivo oboista ti può uccidere.

Una soprano, non abbastanza accorta da usare un qualche metodo anticoncezionale, dice al suo amante sassofonista: "Caro, ora è meglio che lo tiri fuori."
Lui risponde: "Perché, sono crescente?" (questa poi la spiego a chi non l'avesse capita)

Quanti suonatori di tromba ci vogliono per cambiare una lampadina?
Cinque: uno per avvitarla e gli altri per dire come avrebbero saputo farlo meglio.

Come si fa a sapere quando c'è un suonatore di tromba alla porta?
Il campanello urla di terrore.

Chi è un gentiluomo?
Uno che sa suonare il trombone, ma non lo fa.

Come mai il corno è uno strumento divino?
Perché un essere umano ci soffia dentro, ma solo Dio sa che cosa ne esce.

Una ragazza va a un appuntamento con un suonatore di tromba.
Il giorno dopo si confida con un'amica, che chiede se lo strumento lo rendeva particolarmente bravo a baciare.
"Aveva delle labbrucce secche, dure e sottili; non m'è piaciuto affatto", è la risposta.
La sera dopo la prima ragazza esce con un suonatore di tuba, e l'amica le rivolge la stessa domanda.
"Aveva certi labbroni gommosi, molli e bavosi; una cosa davvero volgare!"
La terza sera esce con un cornista, e il giorno dopo è particolarmente allegra.
L'amica chiede: "Be', come baciava?"
Lei risponde: "Così e così. Ma mi è piaciuto tanto il modo in cui mi teneva!"

Chi è quella persona che frequenta musicisti tutti i giorni?
Il percussionista

Un percussionista, stufo di tutte le barzellette sui percussionisti, vuole cambiare strumento. Alla fine decide per la fisarmonica. Va in un negozio e chiede di vederne qualcuna.
Poi fa: "Mi piacerebbe quella tutta rossa, nell'angolo."
Il negoziante lo guarda: "Lei è un percussionsta, vero?"
"Come ha fatto a capirlo?"
"Quella è la bombola anti-incendio."

Che differenza c'è tra una soprano e un piraña?
Il rossetto

Un direttore aveva dei problemi con un percussionista; per quanto gli parlasse non riusciva ad ottenere un miglioramento. Un giorno, esasperato, davanti a tutta l'orchestra sbottò: "Quando uno strumentista non riesce a dominare il suo strumento e, per quanto aiutato, non migliora, gli mettono in mano due bacchette e gli fano fare il percussionista!"
Dalla sezione delle percussioni si udì un mormorio: "E quando non ce la fa lo stesso, gli tolgono una bacchetta e lo mettono a fare il direttore!"

Sulla proverbiale tirchieria di Rossini:
Gli amici di Rossini, lui vivente, avevano raccolto una fortuna per fargli un monumento. Quando seppe a quanto ammontava la somma, Rossini ostentò meraviglia e disse: "Datemi il denaro, e starò sul piedistallo io stesso!"

Un tale vuole comprare un biglietto per una rappresentazione al Festival di Bayreuth (Festival dove ogni anno vengono eseguite buona parte delle Opere di Wagner per diversi giorni consecutivi) e protesta perché gli vogliono dare un posto in fondo alla sala.
"Ma se è il posto migliore!", dice l'impiegato.
"Come sarebbe a dire, il migliore?"
"Ma sì, è proprio accanto alla porta!"
 
Quanti contrabbassisti occorrono per cambiare una lampadina? Nessuno, il pianista può farlo con la mano sinistra.

Come si fa suonare più piano un chitarrista? Dandogli un foglio di musica.

Che differenza c'è fra un'arpa accordata e le voci degli spiriti? Ogni tanto qualcuno dice di sentire le voci degli spiriti.

Cosa accomuna i direttori d'orchestra e i preservativi? Senza è più rischioso, ma è più divertente.

Qual'è il peso ideale di un direttore d'orchestra? Tre chili, inclusa l'urna.

Tre direttori d'orchestra, un milanese, un napoletano ed un austriaco si incontrano. Il milanese si vanta di un suo concerto: "Ho tenuto un concerto alla Scala, c'erano tutte le autorità, il Sindaco, il Prefetto, il Vescovo ... ho ricevuto mezz'ora di applausi! È venuta giù la Madunina ... dovevi vedere come piangeva ..."
Il napoletano ribatte: "Davvero? Io ho tenuto nu cuncierto a Roma, in San Pietro, ci stavano tutte le autorità, il Presidente della Repubblica, il Papa, Vescovi, Cardinali ... Ho ricevuto un'ora di applausi! Ed è venuto Gesù in persona e mi ha fatto i complimenti!"
"Ah si? E che ti ha detto?"
"Chesto si che è nu cuncierto! No come chillo stupido di Milano che ha fatto chiagnere a mammà!"
E l'austriaco: "Cosa ti avrei detto io?"
 
 

Lieto evento (e sinceramente ci voleva)

 
 
Orbene,
nell'informarvi che presto ricomincerò a postare qualche storiella idiota delle mie (almeno fintanto che avrò possibilità di accedere allo spazio con una certa regolarità) mi onoro di assolvere ad un compito espressamente chiestomi da un nostro comune amico, nonchè mia autentica croce per un lungo tratto della vita. In realtà il tratto non è stato poi così lungo, ma provate voi a condividere casa con un personaggio simile anche solo per un giorno e poi venite a dirmi se non vi è sembrato...eterno.
Qualcuno avrà certamente capito che sto parlando del mitico Alfredo, il quale mi ha informato giusto ieri di essere diventato papà. Il pargolo, nato nel maniero di proprietà della contessina "fresca" moglie (oddio, "fresca" mica poi tanto .... e non solo perchè stanno per festeggiare 1 anno di matrimonio) dell'etereo perdigiorno, pesa zero chili (naturalmente) ed è stato chiamato Reginaldo.
Tecnicamente il nome esatto è: Reginaldo Felucca-Mazzantini Storni del gran Ducato di Ferrara Gran Duca Storni del Ducato dei Duchi Storni Educati (solo da parte di madre) di Ferrara Ducale.
Nella lettera che mi ha spedito Alfredo in realtà c'era anche allegata una foto del piccolo ectoplasma che avrei dovuto mostrarvi ma sinceramente non si capisce una autentica cippa e quindi evito di postarla.
 
Tanti auguri ad Alfredo e alla neo-mamma putrida quindi!!!
 
P.S. Durante la doverosa telefonata di congratulazioni che ho fatto al neo-papà appena ricevuta la missiva ufficiale dell'avvenuta nascita, ho chiesto ad Alfredo di inviarmi un sigaro in rispetto della tradizione. In cambio lo sbevazzone ha preteso una bottiglia di Barbera. Ma dico io, vi pare possibile???
August 20

A un amico

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ciao Walter.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
February 11

Stupidario parrocchiale

Ecco una selezione di annunci trovati nelle bacheche delle parrocchie,
dove la fretta unita all'ingenuità e a qualche carenza grammaticale
produce risultati strepitosi. Non è parto della mia testa bacata vi assicuro, ma autentiche perle di geniacci che solcano questo nostro suolo italico.... 

- Per tutti quanti tra voi hanno figli e
non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini!

- Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al
parroco nel suo ufficio.

- Il gruppo di recupero della fiducia in se
stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul
retro.

- Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno
l'"Amleto" di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è
invitata a prendere parte a questa tragedia.

- Care signore, non
dimenticate la vendita di beneficenza! È un buon modo per liberarvi di
quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

- Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi
di domani: "In cerca di Gesù".

- Il coro degli ultrasessantenni verrà
sciolto per tutta l'estate, con i ringraziamenti di tutta la
parrocchia.

- Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e
sfiduciati della nostra Parrocchia

- Il torneo di basket delle
parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera: venite a fare il
tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

- Il costo
per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è
comprensivo dei pasti.

- Per favore mettete le vostre offerte nella
busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.

- Il parroco
accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono accenderà la
sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà uno a uno
tutti i fedeli della prima fila.

- Martedì sera, cena a base di
fagioli nel salone parrocchiale.Seguirà concerto
 
(By Beethoven, da un altro posto, in un altro mondo)
 
January 07

Altre Angurie anno 2008

Ragazzi: grazie a tutti per gli auguri di
 
 
 
Buon Anno?
e
felice Anno nuovo?
vi auguro di passare
un
2004
migliore del
2005?
appena passato?
anzi
approfitto per
fare a tutti
gli auguri di
Buona Pasqua?
2003?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Così ci portiamo avanti con il lavoro...eheheheheh!!!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A
PRESTO?
 
 
 
ma si, dai...
più o meno nel
2006
(quindi tra un bel pò)
December 23

Tante Angurie

Buon
Natale?
 
 
 
November 27

Il Dott. Barnard Slegovitch

Tra i più grandi chirurghi della storia il Dott. Barnard Slegovitch occupa un posto di assoluto primo piano.
Allievo del grande Pascal Truffòn, il famoso ginecologo privato del Furher, Slegovitch cominciò la sua brillantissima carriera nel 1944 ad Auschwitz, sezionando cadaveri vivi per fare pratica. Non avendo alcun titolo di studio, neanche di scuola regolare dell'obbligo, Slegovitch trovò nella Medicina il naturale sfogo al suo immenso talento. Polacco di Varsavia venne deportato nel '43 all'età di 14 anni nel terribile campo di Auschwitz. Qui però cominciò subito a simpatizzare con le truppe tedesche a causa del suo naturale talento che lo spingeva nottetempo a cavare gli occhi agli altri prigionieri con le unghie al solo scopo di spiaccicarli contro il muro. Il Colonnello Pascal Truffòn, francese rinnegato e medico privato di Hitler, in visita al campo, si accorse subito delle enormi possibilità del giovane polacco e lo volle al suo fianco come apprendista. Acquistato il titolo di "medico" per meriti conquisiti sul campo (staccò un orecchio a morsi ad un anziano Rabbino prima che questi fosse gasato) Slegovitch potè, finita la guerra, cominciare quella che sarebbe diventata una straordinaria carriera.
Trasferitosi a New York nel 1949, Slegovitch apri' uno studio al quarantaseiesimo piano dell'Empire State Building nel quale praticava aborti clandestini a calci riuscendo in pochi anni a conquistarsi una fama di livello internazionale nel settore. Nel 1952 tentò il grande salto nella chirurgia annunciando al mondo che avrebbe tentato di separare due gemelli siamesi di 44 anni attaccati per la testa dalla nascita. Nonostante l'intervento non fosse riuscito  perfettamente (alla fine, al posto di separare i due gemelli, Slegovitch attaccò a loro l'infermiera Tilde Washington, dimostrando al mondo che si poteva non solo separare ma anche "unire") il nome del luminare divenne famoso in tutto il mondo.
Nel 1956 Slegovitch trasferi' il piede destro del grande pianista Gilbert Hoscrovitz al posto della mano sinistra, in modo che finalmente il mondo potesse dire che "quel musicista suona con i piedi".
Nel 1959 innestò due cuori "extra" in un soggetto sano e in perfetta salute facendolo diventare un ansioso patologico.
Nel 1963 il grande colpo, quello della svolta: Slegovitch inseri' nel cranio di uno schizofrenico un selettore a pulsante, in modo che egli potesse decidere da quale delle sue 7 personalità farsi governare guarendolo di fatto dalla confusione che regnava nella sua testa.
Questo intervento, che segnò una svolta epocale nella storia della medicina diede, all'ormai Prof.Slegovitch, fama mondiale e la naturale candidatura al premio Nobel.
Questo giunse puntualmente nel 1964, dopo che un mutilato di guerra, il danese Bern Solstraom che aveva perso le gambe in battaglia, venne operato da Slegovitch che gli trapiantò le zampe di uno struzzo consentendogli di vincere tutte le gare di corsa alle Olimpiadi per deficenti del 1965.
La vittoria del Nobel, consegnatoli per "alti meriti scientifici" consenti' a Slegovitch di poter di fatto eseguire ogni intervento gli venisse in mente.
E' questa la sua stagione più feconda: trapianto della testa di un bovino al posto di quella di un politico (1966); spostamento del fegato al posto delle tonsille in un cantante codardo (1970); trapianto dell'organo genitale maschile sulla fronte di un netturbino, in modo che di notte e con la nebbia non potesse più dire "acc! non ci vedo un cazzo!!" (1975); trapianto di un braciere al posto dei polmoni di un fumatore accanito come esperimento di "autoriscaldamento" (1977); trapianto del cervello di un macaco nella testa George W.,l figlio di George Bush Senior, futuro presidente degli Stati Uniti d'America (1980).
Come tanti altri grandi geni della storia, anche il Dott. Barnard Slegovitch vece una fine barbina: mori' infatti nel 1981 mentre si faceva la ceretta ai peli del naso con il Napalm, cercando una soluzione "non invasiva" a questo problema che affligge molte donne. La scomparsa prematura di questo grande della Medicina mondiale è un colpo dal quale il mondo scientifico non siè mai ripreso.
 

Ora ci siamo!

Bene, pare che la mia vibrata protesta abbia sortito effetti. Msn evidentemente conscia di non potersi permettere di perdere le mie fondamentali storielle idiote ha deciso di ripristinare il "nero" come colore di sfondo. A me non resta che ringraziare, prenderne atto e ricominciare con le minchiate di sempre.
 
 
November 20

Il Gamberone putrido

La protesta continua, ma si deve pur magnà quindi...
 
 
 
 
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Abbarbicato sulle cime dei Colli dè Ronchi Cannucciani sorge un antico convento di frati che il genio di Aliprando Puttoni ha trasformato nel ristorante più chic d'Italia: "Il Gamberone Putrido".
In un ambiente spartano, ove le antiche confraternite solevano dedicarsi alle torture di miscredenti peccatori ,tra un gatto a nove code e una ruota trita-ossa, potrete godere delle bontà che la leggendaria cucina del Maestro Fabrice Cialtròn da anni ormai regala al mondo.
Potrete sedervi sui resti putrefatti di vecchi missionari trucidati da orde di barbari malefici che assalirono a più riprese il convento e godere delle meravigliose specialità della cucina tradizionale della zona.
Le muffe stratificate ed intrise delle macerie di secoli di devastazione ad opera dei parassiti e la sporcizia secolare conferisce al luogo un fascino assolutamente unico ed indimenticabile
regalando alle pietanze proposte un aroma nuovo, stimolante e rivoluzionario.
Le posate arrugginite, i bicchieri lerci e i piatti mai lavati da secoli sono poi  il tratto saliente del gusto impeccabile e del servizio di altissima qualità proposto, che hanno fatto di Puttoni il più premiato ristoratore d'Europa.
Al "Gamberone Putrido" potrete poi gustare l'inimitabile vino "Letamello D.O.C." forse il vino più apprezzato in assoluto, richiesto ed amato in tutto il mondo. Invecchiato in botti marce di compensato rinascimentale, questo vino, nel quale l'apporto di una giusta dose di naturale guano di pipistrello conferisce quel gusto assolutamente unico e prezioso, si adatta magistralmente a qualsiasi pietanza, soprattutto se avariata.
Al "Gamberone Putrido" troverete un'ambiente rilassato e familiare, merito dell'altissimo livello dello staff, composto prevalentemente da ottuagenari incontinenti e sordi.
Venite al "Gamberone Putrido", l'ideale per passare una serata romantica o una simpatica cena tra amici. Si effettuano anche servizi per matrimoni, divorzi, omicidi e funerali.
Leggete il nostro menù unico riportato qui sotto, l'unico menù proposto da secoli, in alcuni casi con ancora i resti delle pietanze originali della vecchia cucina del convento rivisti ed elaborati dal grande genio del Maestro Fabrice Cialtròn.
 
 
Il Gamberone Putrido
 
Menù di sempre
 
 
Antipasti:
 
Ossa di topo in salsa biricchina (sterco e maionese marcia)
Salame verde che cammina (specialità locale)
Sformato di budello di cervo stitico morto di tifo
Prosciutto di scarafaggio in salsa di muffa
Patate a grumi con tomino blu cobalto in olio solido
Denti di frate alla puttanesca con salsa di saliva barbara (a parte)
Muschio e calcinacci stagionati della casa
Aperitivi oleosi verdi e viola (specialità della casa)
 
Primi piatti:
 
Tagliolini ai miasmi di guano di pipistrello con sugo di sudore di pecora montana
Spaghetti rigidi del '600 alle olive marce
Brodo di cavallo decomposto
Pasta alla zoccolona (topi, budello di toro, aceto azzimo)
Bucatini alla rupe (terra e cocci stagionati)
Pastina originale del convento (disponibili resti del '300 e del '500)
 
Secondi piatti:
 
Gambe di frate decomposto da succhiare in salsa di resti umani
Cavallo in agrodolce (testa di cavallo intero, olio, spazzatura, limoni)
Cane tifoideo vivo alla pasticciona (specialità della casa)
Rancio di frate (originale del '200)
Bistecche di piedi umani disossati
Fantasia di interiora di gatti randagi
Scrostatura di piatti del '400
Cervella di Barbaro al peperoncino secco
Polpette di barba di frate e muschio selvatico
 
Contorni:
 
Fagiolini ammuffiti
Muffa a fagiolini
Insalata liquefatta e putrida
Patate lesse in salsa di sudore canino
erba del convento in succo di ascesso di frate malato terminale
Uova mummificate
 
Formaggi:
 
Vermicello (l'unico formaggio al mondo che cammina!!)
Pietra di frate (latte cagliato solidificato in brodo di reni di frate del '300)
Tomini blu cobalto alle erbette velenose
Mozzarelle solidificate
Emmenthal nero ai funghi rossi
Fontina aromatizzata ai peli di ragno montano
 
Desserts:
 
Sorbetto di sudore ascellare al limone
Tortino di capelli
Affogato alla saliva verde e solida
Torta al guano di piccione con panna verde
Gelato caldo di urina vaccina
Profitta e rolla (biscotti del '400 con latte cagliato e farina di forfora)
 
Vini:
 
Letamello D.O.C. (Marrone, Bianco e Verde)
Barbera bianco
Latte di satana (Letamello tagliato con colla per copertoni)
 
 
Buon appetito!
 
Il "Gamberone Putrido" è aperto tutti i giorni dalle 23.30 alle 04.14. Il Sabato "Karaoke" con l'animatore Aliprando. La Domenica in regalo a tutte le signore la falange fossilizzata dell'indice della mano sinistra di un frate del '200!!!
 
 
 
 
 
November 19

Eccheccavolo!!

Ragazzi, cosi' non si può andare avanti!!!
Io ho nuove storie da raccontare ma non lo farò mai con una banda azzurra che occhieggia furbetta da un lato. Mi irrita da matti! Possibile che non si possa fare niente??? dov'è quel genio che ha avuto questa idea idiota??? se lo becco giuro che gli reimposto la faccia in modo che il rosso sia l'unico colore che riconosce come familiare!!!
Ma poi perchè proprio azzurro??? cos'è una sottile propaganda in vista delle prossime elezioni??? a me l'azzurro neanche piace...
no...no...messo cosi' non posto niente. Sciopero.
 
 
Aderite anche voi al comitato "contro la banda azzurra", rispediamola al mittente!!!
November 13

Ghost (Ovvero la più bella storia da more che c'è)

Era una meravigliosa mattina di Maggio. Ovunque si respirava una rigenerante aria di primavera e il sole appena sorto riluceva ancora basso all'orizzonte salutato dal gioioso chiacchericcio degli uccelli già indaffarati a volare lesti da un a parte all'altra inseguendosi come ebbri di vita.
Una lieve brezza accarezzava fresca la pelle recando ovunque l'odore dei fiori appena sbocciati e quel senso di esplosione di energia che ogni primavera porta con sè.
"Ah che bella sensazione!" stava pensando tra sè Gilbert Rutherford mentre, con la testa immersa nel suo quotidiano sportivo preferito, veniva travolto dall'Espresso 444 per Dallas delle 7.51.
Eppure la televisione lo aveva detto che ci sarebbe stato sciopero dei casellanti, ma Gilbert, già svagato e romantico di suo, era rimasto rapito dall'atmosfera incantata che si rinnova ogni mattina a primavera e, distratto dalle notizie sul Baseball, aveva finito per capitare in mezzo al passaggio a livello proprio mentre il treno sfrecciava felice sui binari. E poi dicono che lo sport fa bene alla salute.
La moglie Carol, una giovane e appetitosa morettona tutta curve, alla notizia della dipartita del marito ci rimase decisamente male: "Poteva almeno salutare!" fu il suo stizzito commento.
Gilbert e Carol si erano conosciuti 4 anni prima ad una festa data da quel mattacchione di Frank La Quaglia per la conquista della Laurea. Il termine "conquista" non è buttato a caso, dato che Frank, fuori corso da almeno 10 anni, aveva faticato l'impossibile per riuscire a corrompere docenti e commissioni varie e mettere le mani sull'agognato pezzo di carta.
Timido e introverso come sempre, Gilbert alla festa faceva tanto per cambiare tappezzeria, mentre Carol, di carattere decisamente opposto, ci mancava solo che non "si facesse" pure la tappezzeria.
Quando Carol, ubriaca persa, si accorse di Gilbert, sbocciò devastante e incontenibile l'amore. Non si riesce mai a capire come vanno queste cose, ma tra i due nacque un legame profondo e unico. La teoria degli opposti che si attraggono trovava in loro la più straordinaria delle conferme: tanto schivo e tranquillo lui, tanto vulcanica ed esuberante lei. Erano diventati una cosa sola e non si separavano mai, a parte quando Carol si recava dai suoi 7 amanti ufficiali per fare la sua "terapia antistress" come soleva dire. Gilbert, generoso e comprensivo, capiva le necessità della sua amata e la lasciava fare: "E' una ragazza esuberante" diceva sempre agli amici che lo sfottevano.
Carol, che per carattere deciso e pragmatico guardava sempre avanti, seppelli' il povero marito due giorni dopo l'incidente, giusto il tempo di raccogliere il numero maggiore possibile di pezzi lungo i binari per ricostruirlo nella cassa, e cominciò a pensare al suo futuro.
In verità un pochino soffri' pure lei: le mancava terribilmente quell'ometto stupidino che per 4 lunghi anni le aveva preparato la colazione, lavato e stirato i vestiti, accompagnata al lavoro e dagli amanti, pagato cene e vestiti alla moda.
Il periodo del lutto durò circa cinque giorni (e per una tipa come lei fu davvero tanto tempo) durante i quali cercò di distrarsi organizzando congressi carnali con la locale squadra di Football Americano al completo e con l'insieme dei docenti dell' Istituto Salesiano di Baltimora.
Un giorno, circa un mese dopo l'inizio della sua vedovanza, mentre in camera da letto cercava di aggrapparsi al mobile a cassettoni per contenere gli assalti da tergo di quello scimmione del suo ultimo amante, un certo Boris, trovò una cartella che la fece trasalire.
"E questa che roba è?" disse improvvisamente Carol
"Ma che ti frega? è solo un pezzo di carta!, vieni qui dal tuo gorillone, dai!" fece il più sbrigativo Boris
Lei ovviamente accondiscese, fedele al detto "ogni lasciata è persa" ma una volta finito si precipitò sotto la luce per leggere meglio cosa c'era scritto nello strano documento con l'intestazione di una assicurazione che aveva trovato in quella cartella nacosta dietro il mobile.
Fu cosi' che Carol scopri' che il povero Gilbert le aveva intestato una assicurazione sulla vita che, in caso di dipartita del pover'uomo, l'avrebbe resa decisamente ricca.
Il documento era stato stipulato circa un anno prima ed era perfettamente valido. Contemplava varie possibilità di morte tra cui quella accidentale per "investimento da treno in corsa", ma conteneva una postilla: per poter incassare il premio Carol avrebbe dovuto comunicare al funzionario quale era il cibo che più Gilbert odiava.
"Qual'è il cibo che odiava? ma che cacchio di domanda è mai questa?" disse Carol ad alta voce un poco risentita. Effettivamente la cosa era un pò strana, ma Gilbert si stava accorgendo che forse il suo amore per la bella Carol non era poi cosi' ricambiato come credeva e inserendo quella strana postilla si era assicurato che la moglie avrebbe incassato il premio solo se avesse dimostrato all'impiegato dell'assicurazione di conoscere veramente tutto del marito, pure i gusti in fatto di cibo. Per una coppia questa è una cosa abbastanza normale, ma Carol, che conosceva di sicuro i gusti sessuali di 3/4 degli uomini dello stato, in effetti non sapeva nulla su quale fosse il cibo più odiato dal marito. E questa cosa la gettò nello sconforto più nero.
"Scaloppine?, Pesce persico?, Manzotin?..." Boris, intravedendo un potenziale tornaconto personale dalla faccenda si affannava a proporre cibi vari nella speranza che a Carol venisse in mente qualcosa.
"No...no...accidenti, proprio non mi viene...aspetta...e se fosse la pasta d'olive? no, quella piace al Senatore Robinson, vuole sempre che me la spalmi sulle tette che poi lui se la mangia da li'...accidenti!"
Dopo essersi spremuta invano le meningi per ore, a Carol non rimase altro da fare che recarsi all'assicurazione per cercare di estorcere la risposta all'incaricato indicato nella postilla del contratto, il Sig. Homer Delanio Smith: "Mi sono fatta uomini di ogni genere...sono sicura che questo sarà ben lieto di darmi una...mano ".
 
Il giorno dopo, indossata una magliettina scollata ed una minigonna da infarto, Carol si presentò negli uffici dell'assicurazione e chiese del funzionario. Il Signor Smith la accolse nel suo ufficio poco dopo: era un ometto sulla quarantina, magro, brufoloso, con i capelli unti pettinati tutti da un lato, un paio di occhiali enormi ed un naso aquilino che gli faceva assumere l'aspetto di una orrenda cornacchia.
Come previsto, per avviare le pratiche del risarcimento il Sig.Smith chiese alla donna di rispondere alla domanda posta come clausola nella postilla del contratto, e come previsto Carol non seppe rispondere:
"Mmmm...ma non c'è proprio nulla che posso fare per indurla a sorpassare questa noiosa formalità Sig.Smith?" disse allora Carol mentre accavallava in modo sexy le sue gambe vertiginose e mentre, drizzatasi sulla sciena, faceva finta di allontanare fastidiosi pelucchi sulla scollatura prorompente spazzandola leggermente con un lieve gesto della mano.
"Potremmo fare del sesso, selvaggiamente e ripetutamente...allora forse...potrei..." rispose l'ometto già paonazzo e ancora più sudaticcio del solito.
Carol non se lo fece ripetere due volte e, alzatasi dalla sedia si avvicinò in modo voluttuoso alla porta dell'ufficio chiudendola a chiave dando cosi' inizio alla baldoria.
Finito che ebbero, Carol fece al funzionario la domanda che più le stava a cuore: "Allora? vogliamo procedere alla firmetta? avrei un appuntamentino e sono già un poco in ritardo..."
"Ovviamente no" rispose risoluto il Sig.Smith
"No?"
"Esatto"
"Cosa?...ma tu...mi avevi promesso..."
"Va bè, ma io sono anche un assicuratore...tu credi a quello che ti dice un assicuratore? ma dove vivi, cara?"
"Quindi...mi hai fregata?"
"Certamente eheheh!...comunque complimenti...sei una bomba! ora, se mi vuole scusare Sig.ra Rutherford avrei delle pratiche da sbigare. Faccia mente locale, magari le viene in mente qualcosa riguardo ai gusti alimentari di suo marito. Al limite faccia una seduta spiritica, chissà che non glielo dica lui in persona ahahah!, buona giornata!"
Carol rimase di sasso e se ne andò infuriata.
Nei giorni seguenti la povera vedova si alambiccò disperata nel cercare di ricordare qualcosa riguardo i gusti alimentari del marito. Niente.
"Avrei dovuto stargli più vicino... almeno durante i pasti..." si rimproverava duramente Carol, conscia del fatto che forse vivere un pò più intensamente il suo matrimonio le sarebbe ora stato indubbiamente utile. Per quanti sforzi facesse non riusciva a ricordare di una volta in cui avesse consumato un pasto intero in compagnia del marito, sempre a correre di qua e di la impegnatissima tra shopping, amanti e...amanti.
Presa da un senso di sconforto totale, alla povera donna non rimase altro da fare che dare seguito al suggerimento proposto per scherno da quella iena del Sig. Smith: tentare la via della seduta spiritica.
"Che ho da perdere?, al massimo non succede niente e mi ritrovo punto e a capo!" si disse ormai sicura di essere veramente all'ultima spiaggia.
Venne contattata una Medium, Madame Roinèl, e fissato un appuntamento al quale Carol si recò insieme a Boris.
Madame Roinèl era una Medium di grido, la migliore in città, famosa per essere in grado di contattare le anime di tutti i defunti dal presente fino al 1872. Per contattare anime morte prima del 1872 era necessario che la Medium si ubriacasse per reggere meglio la concentrazione e questo fatto implicava un ritocco alle tariffe ordinarie.
Carol si presentò a casa della professionista in compagnia di Boris, nemmeno in una circostanza come quella riusciva a stare lontana dai suoi amanti. Madame Roinèl li accolse con gentilezza e li condusse in una stanza arredata come fosse la tenda di una maga da fiera di paese con un tavolino appositamente destinato alle sedute spiritiche.
"Che posto ridicolo" fece Boris beffardo.
"Vuole essere trasformato in un trapano elettrico?" gli rispose piccata la Medium folgorandolo con i suoi occhi affondati in due buone mani di trucco pesantissimo, spaventando non poco l'energumeno idiota.
"Vogliamo cominciare per favore?". Carol era impaziente: pur non credendo affatto che la cosa potesse funzionare cominciava a macinare una certa inquietudine.
I tre si sedettero attorno al tavolino e la Medium cominciò ad invocare lo spirito di Gilbert recitando formule incomprensibili. La stanza era stata precedentemente oscurata e la voce della Medium nel buio assoluto risultava ancora più inquietante. Dopo un pò di tentativi improvvisamente nella stanza buia si vide comparire un bagliore sinistro che fece trasalire i convenuti. Carol si accorse allora che la Medium era appoggiata allo schienale della sedia con la testa reclinata all'indietro, priva di sensi.
"Gi...Gilbert?" fece improvvisamente la vedova rivolgendosi alla fioca luce in fondo alla stanza.
"Si amor mio...sono qui..."
La voce del marito le fece gelare il sangue e Carol lanciò una occhiata preoccupata all'amante che la fissò a lungo con uno sguardo a metà tra il deficente e l'imbranato.
Mi...mi sei mancato tantissimo sai?"
"Immagino..."
"Co...come va?"
"Bah, ti dirò...tutto sommato neanche malaccio...sono finito in un posto simpatico, pieno di bella gente. Qui c'è sempre il sole e si è tutti felici: si ride si scherza e non ci sono preoccupazioni di sorta"
"Ah!, bene...mi..mi fa piacere"
"Certo...cara. Senti...conosco il motivo della mia presenza qui, sai?"
"Accidenti! un fantasma veggente ahahah!" fece rumorosamente Boris, rivelando una volta di più la sua stupidità conclamata
"Te li scegli sempre buoni tu eh?" il tono della voce di Gilbert era decisamente permeato di amara ironia
"Ma il mio preferito eri sempre tu amato marito mio!" fece Carol celando malamente un certo imbarazzo di fondo
"Allora, me la vuoi fare o no questa benedetta domanda?"
"Si...ecco...qual'è il cibo che più odiavi in vita?"
"Possibile che non ti ricordi, cara?"
"Ehm...no...purtroppo no..."
"Dai un piccolo sforzo...ti do un aiutino: era un frutto"
"Ci sono!: patate!" Boris si illuminò come un'insegna al neon sulla quale c'è scritto 'Sono un coglione'
"Ma no Boris...le patate è verdura...ma cosa dici?" lo rimproverò Carol con un sorrisetto altrettanto stupido
"Tuberi cara...le patate sono 'tuberi': sto cominciando a chiedermi perchè ti ho amato tanto sai?"
"Scusami amore mio...è l'emozione...non ragiono..."
"Allora? proprio non ti viene? sono di un rosso rubino...dolci...zuccherose..."
"Fragole?"
"No, mica sono cosi' rosse, dai!"
"Allora ciliege...amarene, ecco!"
"Ma neanche per idea!"
"Pesche?, mirtilli?, banane?"
"Banane?"
"Scusa...sono confusa..."
"Si parla del mio frutto odiato, non del tuo preferito!"
"Certo...ehm..."
"Allora? rinunci?"
"Insomma Gilbert! cerca di capire...sono in uno stato di agitazione! proprio non mi viene il nome di questo stramaledetto frutto!"
"Mmmm, allora ti aiuterò io"
Improvvisamente al centro del tavolino comparve una piccola coppetta con qualcosa dentro che Carol non riusci' ad identificare a causa della scarsa luce presente nella stanza.
"Assaggiane una amor mio...se la indovini è fatta!"
La donna tastò la superfice del tavolino fino a raggiungere la coppetta e, estratto uno dei piccoli frutti in essa contenuti se lo portò alla bocca
"More!!, cavolo! succose e appetitose more!!!" Carol era al settimo cielo.
"Ma com'è che non gli piacevano le more? che uomo scemo!" fece Boris quasi indignato
Carol senti' chiaramente il liquido dolciastro scaturito dalla rottura del frutto tra i denti scivolarle giù verso lo stomaco ed improvvisamente una strana sensazione si impadroni' di lei: la stanza cominciò a dissolversi e dalla lieve nube rilucente che fino a quel momento era l'unico riferimento visivo alla voce di Gilbert si materializzò la sagoma inconfondibile del marito che sorridente le tendeva la mano.
"Gilbert...ma...ma sei tu?"
"Certo cara...vieni...è ora di andare..."
"Andare dove?" Carol si accorse in quel momento di essere in pedi accanto al suo defunto marito
"Guarda là" Gilbert indicò con il dito il centro della stanza. Carol si voltò e scorse la sua figura ancora seduta al tavolino ma con il busto ripiegato in avanti, fino a toccare il ripiano con la testa. Boris, che le era seduto di fronte, si era proteso in avanti e la stava scrutando interdetto con la sua aria da imbecille senza speranza.
"Sono...sono morta?"
"Certo amore mio...ora potremo stare sempre insieme...per l'eternità"
"Ah!...mmm...che bello!...ehm..."
"Sei contenta?"
"Beh...insomma...ti dirò..."
"Andiamo dai, ti porterò in un posto dove si è tutti sempre felici, dove non ci sono soldi ad imbruttire l'esistenza e dove l'unica preoccupazione è quella di stare sereni e allegri"
"Ah!...ottimo...vabbè, tanto mi sembra che ormai non ci siano alternative...o sbaglio?"
"Non sbagli"
"E staremo sempre insieme?"
"Sempre"
"Come prima?"
"Per l'eternità!"
"Dimmi però una cosa Gilbert..."
"Tutto ciò che vuoi amore mio"
"In questo posto favoloso....ci sono uomini?"
 
November 05

Regia di Rubens R. Rubens

Quante volte ci siamo entusiasmati e commossi, alla fine dei titoli di testa di un suo film, nel vedere comparire la scritta "Regia di Rubens R. Rubens"?
Un nome leggendario, un'assoluta garanzia di qualità indiscussa: Nell'Olimpo dei grandi del Cinema di tutti i tempi forse lui è stato il più grande in assoluto, il Maestro per antonomasia, il Vate di quest'arte sublime tanto cara a noi tutti. Chi non ha pianto di fronte alla scena finale di "Mamma ho perso l'euro", o si è commosso oltre ogni ritegno alla lunga sequenza del Caimano ne "Il Caimano"?
Questo straordinario Artista, che ci ha regalato forse alcuni tra i più grandi capolavori del ventesimo secolo, si è spento ieri all'età di 116 anni. Inutile ricordare qui la terribile perdita che la dipartita di questo meraviglioso genio comporta per noi tutti: Rubens R. Rubens è stato e sarà sempre un faro nella notte per milioni di persone, una guida spirituale che travalica il senso stesso della sua Arte diventando Maestro di vita, riferimento, Santo.
Sua moglie, Helen H. Helen, la compagna di una vita, colei che stando rispettosamente nell'ombra ha saputo regalare al Maestro quella tranquillità e serenità necessaria per potersi esprimere a livelli assoluti ora piange, conscia di avere perso non solo un compagno ma una autentica leggenda vivente e cosi' lo ricorda in questa intervista esclusiva che mi ha concesso a poche ore dalla morte del marito.
 
Qual'è il primo ricordo che le viene in mente di Rubens R. Rubens?
 
E' stato un porco come pochi. Tanto genio quanto maiale. Anche ultimamente, nonostante fosse ormai incartapecorito e macilento, passava quasi tutto il suo tempo ad insidiare le attricette diciottenni di quei film porno che tanto gli piacevano. Ma io lo accettavo cosi' com'era, faceva parte della sua travolgente personalità. Daltronde, anche io nel 1905 partecipai a 89 filmetti pornografici. Fu in quell'anno che lo conobbi, era all'inizio della sua carriera.
 
Ci vuole raccontare come andò?
 
Faceva la comparsa nel Film "Il trenino dell'amore". Lui era quello vestito da Capostazione che sbuca da sotto il letto e urla "ragnatele!" nella scena in cui Gertrude sodomizza il comodino. Nella scena successiva entro io tutta nuda e distruggo il comodino con una vanga in una delle scene più intense del film. Se lo ricorda vero?
 
Assolutamente si', è una delle mie scene preferite in assoluto.
 
Si, infatti, presi un Grammy per quella interpretazione. Comunque, durante le riprese Rubens litigò selvaggiamente con il regista, un certo Zozzinelli, un italiano, brutta razza, perchè non voleva usare il sangue bovino nella scena della deflorazione della capretta maculata. Capisce? Rubens era una semplice comparsa e già sfoggiava una personalità tale da confrontarsi con registi affermati!
 
Bè, è la cifra del genio...e poi?
 
Mi fece una corte serrata rinchiudendomi per tre giorni nel capanno degli attrezzi della produzione picchiandomi ripetutamente con una pala da neve affinchè mi decidessi a sposarlo, una decisione che presi in perfetta serenità e che considero ancora la cosa migliore che abbia mai fatto.
 
Com'era vivere con un cosi' grande genio?
 
Stressante ma stimolante. era capace di passare intere giornate appeso al balcone di casa con una corda da arrampicata a pensare al suo nuovo lungometraggio, si dondolava per ore urlando "Azioneeeee" e dando regolarmente testate contro la facciata del condominio finchè non gli veniva l'idea giusta per il nuovo film. C'è ancora l'impronta della sua faccia sul muro, il Comune ha stabilito che deve rimanere cosi'...penso lo faranno diventare patrimonio storico culturale o qualcosa del genere.
Come marito è stato il migliore in assoluto, quello che tutte le donne sognano: puntuale, gentile, dava sicurezza. Non si è mai dimenticato di un mio compleanno, ne di uno delle sue 114 amanti ufficiali. Ricordo che si presentava sempre con un mazzo di ortiche e me le stampava sulla faccia...tutti gli anni del nostro lungo matrimonio, persino all'ultimo anniversario la scorsa primavera.
 
Ricorda un momento particolare della vostra lunga vita insieme?
 
Ce ne sono tanti...ricordo per esempio quando vinse il suo primo Oscar nel 1934, per il Kolossal "Ding Dong", sa quello della donna enorme che rapisce la scimmietta e poi si rifugia in cima all'Empire State Building?
 
Come dimenticarlo? è la storia del cinema...
 
Ebbene, alla premiazione spaccò la statuetta in testa a Clark Gable accusandolo di avere una relazione con me. Gli fece prendere 79 punti di sutura lungo tutto il cranio! povero Clark, non potè lavorare per sei mesi!
 
Ed era vero che lei aveva una tresca con il grande Gable?
 
Macchè!, neanche lo conoscevo! però il gesto cosi' romantico mi è rimasto impresso per sempre. Che uomo era Rubens!!
 
Che rapporto aveva con gli altri registi?
 
Di Orson Welles diceva che era troppo magro e che i suoi films gli assomigliavano: troppo magri. Anche di Tarkovskij diceva che i suoi films gli assomigliavano: "I Films di Tarkovskij sono troppo Tarkovskij", diceva sempre. Ricordo una volta che ebbe una discussione di 14 settimane consecutive con Alfred Hitchcock su quale fosse il budino più buono, se quello al cioccolato o quello alla vaniglia. Rubens sosteneva la tesi della vaniglia, ma alla fine rinunciò, con quel testone di Alfred era impossibile ragionare: "Hitchcock è troppo Hitchcock per i miei gusti" mi disse, ed aveva ragione! Però la scena di "Psycho" dell'omicidio nella doccia lo impressionò molto. Ricordo che mi confessò che se al posto del coltello avesse usato una guida telefonica di Buffalo nel Wyoming, l'insieme della scena ne avrebbe guadagnato assai. Con Billy Wilder invece non andava affatto daccordo. Finirono in tribunale perchè Wilder rubò a Rubens la sceneggiatura di "Irma la salata" che rimaneggiò in "Irma la dolce", un film orrendo! Il tribunale diede ragione a Wilder e cosi' Rubens dovette rinunciare ripiegando su "Stitici a Chicago" che gli valse 27 Oscar l'anno dopo.
Altri registi che lo entusiasmavano erano Spielberg e Truffaut. Del primo apprezzò tantissimo le scene di "Jurassic Park" in cui i dinosauri mangiano gli uomini, anche se avrebbe preferito il contrario, mentre di Truffaut amava molto tutto il ciclo di Antoine Doinel. A tale proposito ricordo che mi disse: "Quella di fare una serie di films sullo stesso personaggio e con lo stesso protagonista che cresce e diventa adulto è veramente cretina ma mi piace. Ho detto a Truffaut che come minimo adesso deve farlo crepare improvvisamente, chessò, magari investito da un treno nel mezzo della storia! ma non vuole sentirne parlare. Che idiota! è una soluzione straordinaria, pensa che bello vedere la faccia della gente che si è sciroppata ore e ore di inutile pellicola per poi vedere finire la storia cosi'!"
Naturalmente Truffaut non gli diede retta, daltronde, come soleva dire Rubens "Truffaut è un pò troppo Truffaut per i miei gusti!"
 
E Kubrick?
 
Non si potevano vedere. Per anni Rubens ha pensato che Kubrick fosse quello del cubo magico: Si chiama Rubick...Rubick! continuavo a dirgli io ma niente da fare: era fissato!
"Ci credo che fa films cosi' brutti!" diceva sempre, "Per forza, quello di Cinema non capisce un cubo! ahah!".
E' stato un tormentone per anni. Ogni tanto andavano a pesca insieme. Ricordo una volta che Rubens è tornato da solo: "Ma dov'è finito Stanley?" gli chiesi preoccupata "Ah...è annegato..." rispose lui mentre si versava del caffè caldo. Fortunatamente non era vero, ma da quel giorno Kubrick non si vide più in giro dalle nostre parti. Nessuno seppe mai come veramente fosse andata. Però "2001 Odissea nello spazio" a Rubens piaceva molto. Diceva sempre che se quell'allocco di Kubrick al posto del monolite avesse usato Sophia Loren tutta nuda quel film sarebbe stato il capolavoro assoluto della storia del Cinema, mentre cosi'....
 
E del Cinema italiano cosa pensava?
 
Odiava gli italiani, come io del resto, trovava che fossero sporchi, rozzi e cafoni. Naturalmente niente di personale Sig. Rivelli...
 
Vabbè, ma sono italiano anche io...
 
Cosa vuole, nessuno è perfetto.
 
Lasciamo perdere...e di Fellini o Rossellini...cosa diceva?
 
Tendeva ad ignorarli. Odiava tutto ciò che fosse italiano, forse per quell'episodio del litigio con Zozzinelli tanti anni prima. Poi non sopportava proprio tutti i cognomi che finivano con "ini". Era una vera e propria fobia: quelli li' li considerava solo se si chiamavano "Felli" o "Rosselli", ma siccome questi menzionati non sono registi famosi non li nominava mai. Una volta però lo scoprii rinchiuso nello sgabuzzino a piangere a dirotto: "Cosa ti è capitato caro?" gli dissi preoccupata "Ho visto 'Amarcord'...è bellissimoooooo!!" e giù lacrime. Allora gli chiesi se per caso stesse parlando del film di quel Fellini li', e lui fattosi improvvisamente serio: "Fellini chi?". Poi corse in cortile a giocare a palla fino alle 4 di mattina.
 
Qual'era il suo rapporto con i grandi attori di Hollywood?
 
Nel 1957 chiese a Marylin di interpretare "A qualcuno piace Aldo", ma lei rifiutò perchè impegnata in una gara di torte nel Missouri. Non la chiamò mai più, daltronde Rubens non correva dietro gli attori, li considerava inutili per la resa di un film. Una volta mi disse che "Gli attori sono come pidocchi: si sta meglio senza", però ne riconosceva l'utilità. Provò a girare "L'uomo che non sapeva un cazzo" con dei manichini, ma faticavano a ricordare le battute. Con gli attori però si è sempre comportato da signore: scherzava, rideva, faceva di tutto per rendere l'ambiente di lavoro allegro e spensierato. Durante le riprese di "Cowboy in giarrettiera" fece per scherzo caricare con pallottole vere la pistola di Humprey Bogart nella scena del duello con James Stewart. Purtroppo il colpo di Humprey andò a vuoto, allora Rubens gli prese la pistola e cominciò a sparare al povero Jimmy un colpo dietro l'altro, facendolo correre via a gambe levate spaventatissimo. Che risate!, quando voleva Rubens era proprio divertente.
Un'altro attore con cui ha lavorato molto fu Cary Grant. Durante le riprese di "Intrigo regionale", eravamo circa a metà della lavorazione, Rubens lo rinchiuse in un bidone della spazzatura e lo fece portare via dalla nettezza urbana. Non lo vedemmo più. Il suo posto lo prese un certo Benitez do Bucios, un suo sosia brasiliano.
 
E' strabiliante: non si è mai saputa questa cosa!
 
Si, i due erano pressocchè identici. Alla fine delle riprese Benitez decise di cambiare sesso. Ora si fa chiamare Carmela e vive in Calabria, sposata con un arredatore di sgabuzzini. Pare sia felice.
 
E con le attrici che rapporto aveva?
 
Inutile dire che cercò di avere approcci sessuali con tutte, con alterne fortune. Grace Kelly, che recitò ne "La Scelta di Susan" per liberarsi dell'insistenza di Rubens gli sguinzagliò dietro Ranieri e Monaco, i suoi due Bulldog. Non ho mai visto Rubens correre cosi' tanto! Se fa attenzione e osserva bene la scena del film dove Susan impicca la piccola Susan alla buca delle lettere di Susan, sullo sfondo per un attimo si vede passare Rubens inseguito dai cani che gli rosicchiano le natiche. Quanti pantaloni ho dovuto rammendare in quei giorni!!
Un'altra attrice che lo fece impazzire di desiderio fu Gina Lollobrigida. Quando gliela proposero, lui non la conosceva, si convinse che fossero tre persone diverse: Gina, Lollo e Brigida. Ricordo il suo disappunto quando scopri' che era una persona sola, credeva di aver fatto un affarone, tipo 3 x 1, ma appena la vide se ne innamorò perdutamente. La Lollo, che non era certo una scema, per levarselo di torno gli diede appuntamento per una notte d'amore all' Hotel "Smargiasso" a Richfield, nello Utah.
 
E lui ci andò?
 
Assolutamente si, ma lei invece mandò un suo amico, un certo Boris de Montonis, un omosessuale con turbe psichiche che violentò ripetutamente Rubens per tutta la notte.
 
Ohi!, e cosa disse il Maestro quando tornò a casa?
 
"Pazienza"
 
Lasciamo perdere...bene Sig.ra Helen, la nostra intervista è quasi al termine, vuole indicare ai miei lettori quali sono secondo lei i 15 films di suo marito più belli della sua produzione?
 
Mi aspettavo questa domanda idiota. Daltronde Lei è talmente idiota da risultare assai prevedibile. Ho preparato una scheda con i 15 films di Rubens che ritengo fondamentali per la storia del Cinema. Può pubblicarla tranquillamente qui di seguito all'intervista. E' stato faticoso sa? dato che Rubens ha girato 52739 films, e sono tutti capolavori!!
 
Eh, lo so...io non posso che ringraziarla Sig.ra Helen H. Helen
 
Bè, come minimo deve venire a cena con me, caro giovinotto!! (la vecchiaccia mi fa l'occhiolino n.d.r.)
 
Ehm, guardi...verrei volentieri ma ho un appuntamento in Alaska per le 16.00 in punto...mi spiace...
 
Pazienza, faremo un'altra volta.
 
Certamente!...ehm...un'ultima domanda: cosa intende fare ora che è rimasta sola?
 
Ma che domande!! mi voglio divertire! sono giovane, ho solo 112 anni e sono piena di soldi! ho tutta una vita davanti e credo che la passerò andando a uomini giorno e notte!
 
Certo, mi sembra un'aspirazione legittima...bè, buona fortuna e grazie!
 
A presto caro!
 
Si...si...
 
 
 
 
I 15 Films più belli della produzione di Rubens R. Rubens
 
        (A cura della Sig.ra Helen H. Helen in Rubens)
 
Mamma ho perso l'Euro (1914)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Albert Einstein, Wanda Succhioni, Helen H. Helen, Filippo Filippo.
 
Un bimbo trova un Euro per strada. Nessuno sa cosa farsene e la madre lo massacra di botte chiamandolo "inutile". Sfinito dalle botte, il bimbo getta via la moneta sperando cosi' di venire risparmiato. La madre invece gli raddoppia la razione chiamandolo "inutile al quadrato"
 
Il Caimano (1928)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Il Caimano, Helen H. Helen.
 
Un Caimano gira per New York mangiando tutto ciò che si trova davanti. Finito tutto il mangiabile, la bestia si autofagocita in una intensa scena finale che ha fatto vincere a Rubens R. Rubens il premio "Fagiolo di bronzo" nel 1929.
 
Ding Dong (1934)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Ramona la bombolona, Helen H. Helen, Filippo Filippo e per la prima volta sullo schermo Alberto, il piccolo macaco.
 
Una enorme grassona si innamora di un macaco e lo rapisce. Braccata dalla folla si rifugia in cima all' Empire State Building dimenticandosi però di andare prima al bagno. Il finale, che dà il via al genere "Catastrofico" assicurò a Rubens R. Rubens 27 Oscar.
 
Il ponte sul fiume fiume (1946)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: John Wayne, Filippo Filippo, Helen H. Helen, Igor Sravinsky, Marcella Bella, Bearzot.
 
Una pattuglia di soldati deve guadare un fiume durante una ricognizione. Li' vicino c'è un ponte che non c'entra nulla se non per il fatto che si chiama "Ponte del fiume". Presi dalla confusione, i soldati finiranno per guadare il ponte venendo cosi' catturati e trucidati da un plotone di metalmeccanici in sciopero. Gran premio della critica e primo posto nella classifica speciale della rivista "Il mio amico a 8 zampe" del 1947.
 
La scelta di Susan (1955)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Grace Kelly, Helen H. Helen, Filippo Filippo, Rombo di Tuono, Quadrato de Fulmine.
 
In un paesino del Texas gli abitanti sono tutte donne e tutte si chiamano Susan. Vista la confusione che la cosa comporta, decidono di risolvere la questione ammazzandosi tra loro.
Oscar 1956 a Rombo di Tuono come attore non protragonista per la scena delle fragole al metanolo.
 
A qualcuno piace Aldo (1957)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Mike Bongiorno, Filippo Filippo, Helen H. Helen, Mazinga Z.
 
Aldo, un venditore di pipistrelli finti, si innamora di una vedova sarda con i baffi. I pipistrelli, ingelositi, cagano in testa a tutti e due.
 
Cowboy in giarrettiera (1959)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Humprey Bogart, James Stewart, Filippo Filippo, John Coltrane, Frank Colbus, Hoshigiro in Bici, Ramallo Cavallo, Helen H. Helen (nella parte della staccionata), Fregonio Vivalcore (nella parte di Zeus).
 
Un gruppo di pistoleri scarsi ed effemminati si sfidano a duello tutti contro tutti. Nessun colpo va a segno e la cosa viene tirata per le lunghe. Risolve  Zeus che spuntando dalle nuvole fulmina tutti quanti urlando "E bastaaaaaa!"
 
My fair piedi (1961)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Gina Lollobrigida, Filippo Filippo, Adolfino Certazzi, Helen H. Helen, Mistica, La Banda Bassotti, Lorotti Jovanenzo, Braccobaldo, Maurizio Costanzo, Sandokan.
 
Una donna che ha camminato tanto trova rifugio in una chiesa e li' si leva le scarpe asfissiando tutti. Rimasta sola si confessa e poi si mette a ballare la Cucaracha sul sagrato fondendo il marmo dalla puzza. Oscar 1962 a Sandokan per la scena delle nacchere.
 
Stitici a Chicago (1964)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Antonetto Falqui, Severino Imodium, Helen H. Helen, Filippo Filippo, Merdaccia de Crosti, I Gemelli Inversi, Random Random, Ivaldo La Spinetta, Gianni Nazzaro, Napoleone II°.
 
Un folto gruppo di amici accomunati da una forte stitichezza cronica decidono di recarsi a Chicago per risolvere il problema. Una volta arrivati, al solo respirare l'aria locale si liberano rumorosamente tutti insieme, bloccando la città per giorni e facendo vittime.
Il Film ha vinto 27 Oscar nel 1965 ed un premio specialissimo della giuria con bacio accademico per la scena del mare di merda che avanza sul litorale.
 
Intrigo Regionale (1969)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Cary Grant/Benitez Do Bucios, Silvana Mangano, I Pooh, Bruce Lee, Spegnite Quee, Rugantino, Filippo Filippo, Helen H. Helen, Pinocchio.
 
Il sindaco di un Comune del pavese decide di rubare una ricetta alla moglie di un collega del palermitano. Una volta riuscito nel suo intento diventa pazzo perchè non capisce il significato della parola "origano" e nel pavese nessuno è in grado di spiegarglielo.
 
Corte a Venezia (1976)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Helen H. Helen, Filippo Filippo, Tina Pica, Nilde Iotti, Cristiano Malgioglio, Rosy Bindi, Celia Cruz, Fantomas.
 
Unico film completamente al femminile di Rubens R. Rubens. Un gruppo di nane sexy sbarca in laguna a caccia di uomini. Salite sul vaporetto rimangono vittime di un assalto di piratesse della malesia in trasferta e finiscono vendute a trance al mercato del pesce di Bancock.
 
Scinn'e'list (1983)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Pulcinella, Helen H. Helen, Filippo Filippo, Klaus Ringher Jr., Bill Gates.
 
Un ufficiale nazista napoletano convince la moglie a fargli pervenire la lista dell spesa facendola calare con un paniere legato ad una corda dal balcone di casa. Dato che la moglie è un'impedita, il paniere si incaglia di continuo contro i balconi sottotanti. Nella drammatica scena finale, il nazista, stufo di sgolarsi con la moglie per darle la giusta direzione di discesa del paniere, estrae la pistola e le spara, potendo finalmente recuperare l'agognato bigliettino. Palma d'oro a Cannes 1982 (sulla fiducia), Pino di bronzo a Gattes 1984.
 
Solarium (1990)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Swinxy Dostvokrfgsayev, Filippo Filippo, Helen H. Helen, Conan il Barbaro, Zucca il Rabarbaro, Il Barbiere di Silviglia, Silvia Barbieri.
 
Un importante scienziato viene inviato su un'astronave dove pare sia scoppiata una epidemia di Foruncolite Ridanciana acuta. Contaminato, con un colpo di mano dirige l'astronave verso il sole con la scusa di volersi abbronzare. Finiranno tutti arrostiti ma felici.
 
Il sesto sesso (1998)
 
Regia: Rubens R. Rubens
Con: Haley Joel Willis, Bruce Osment, Helen H. Helen, Filippo Filippo e con la partecipazione straordinaria de li mortacci di 'sta cippa.
 
Un bimbo sfigato parla con i morti. Uno di questi gli confida che in verità esistono 6 sessi: due li conosciamo, tre sono esauriti ma il sesto è ancora disponibile. Il bimbo chiede allo spettro di farlo diventare del sesto sesso e questi lo accontenta. La mattina dopo il bimbo si risveglia con una proboscide mostruosa, le orecchie a sventola ed un'anguria nel culo.
 
Il Signore degli Anellidi (2004)
 
Regia Rubens R. Rubens
Con: Tgfrudhfgv Giorgio, Filippo Filippo, Helen H. Helen, Sante de Sante, I cugini di Campagna, I fratelli Randelli, Le sorelle Materassi, lo Zio d'America, Ugo Uti e la straordinaria partecipazione di Rubens R. Rubens nella parte del mago Skandalf.
 
Ultimo film del grande regista nel quale si ritaglia anche e per la prima volta una parte da protagonista vincendo 52 Oscar nel 2005.
Skandalf il mago vuole sodomizzare la giovine Valentine ma questa è stranamente restia a concedersi. Il vecchio mago allora chiede aiuto all'Orco zozzone Mirko il quale promette di aiutarlo. Ma Valentine non cede e i due, dopo molti tentativi, si arrendono al nervoso e sodomizzano con un vermone di 58 chili il primo elfo che incontrano per strada.
 
November 04

Ariecchime

Cari.....
 
 
 
Sono a casaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa....
 
eheheheh!
October 19

Comunicato sTampax

Cari amici di Blog,
 
Per importanti impegni presi di recente mi vedo costretto a salutarvi per qualche giorno. Diciamo fino a fine mese, anzi no, facciamo sino ai primi di Novembre dai, ma si, crepi l'avarizia: sino al 4 Novembre, giorno in cui tornerò a tormentarvi facendo capolino nei vostri spazi magari con un bel crisantemo tra i denti, cosi', per dare un tocco di allegria alla cosa.
Inutile dire che chi vuole può approfittare di questo periodo per lasciare lo stato (o la galassia se preferisce). Saprò capire.
Agli altri che mi aspetteranno auguro felici settimane di disintossicazione da Mammifero scemo e un arriclikkarci presto.
Vi lascio, oltre alle mie storielle e gli intermezzi che potrete rileggere cliccando sui titoli negli appositi elenchi chiamati "Lato A" e "Lato B" qui a destra, una notizia-Gossip che sono certo qualcuno di voi aspettava con una certa apprensione:
 
 
 
    Alfredo si è sposato!!!
 
 
 
Ecco come è andata:
 
 
Comunicato sTampax
 
 
In data 16 Ottobre 2005, alle ore 17.00, presso la Chiesa dei SS. Nereo e Achilleo in Roma, Alfredo Felucca, nato a Ivrea (To) il 13/07/1853 e morto sempre a Ivrea il 03/06/1888 soffocato da una nocciolina americana ingerita malamente, si è unito in matrimonio con la Duchessina Ugolina Mazzarelli-Storni dei Mazzarelli-Storni Duchi di Ferrara, nata a Ferrara il 17/12/1770 e morta sempre a Ferrara il 23/04/1794 per mano del padre, rea di aver pronunciato la parola "Aereoporto" con un secolo e mezzo di anticipo.
I testimoni di nozze sono stati: Trabaldo Trabaldi (1857-1912), amico d'infanzia dello sposo e Immanuel Kant (1724-1804), amico di famiglia della sposa.
La cerimonia è stata officiata da sua santità Papa Giovanni XXIII ed è stata accompagnata dalle musiche di Georg Frideric Handel, eseguite dall'autore.
Molti gli invitati celebri tra cui: Napoleone Bonaparte e consorte, Leonardo da Vinci, Alfred Hitchcock, Trilussa, John Coltrane, Thomas De Quincey, Edgar Allan Poe, Arturo Toscanini, Orson Welles, Arthur Rimbaud, Biancaneve con i 7 nani, Jack lo squartatore, Giuseppe Ungaretti, Jean-Paul Sartre, Pinocchio, Giuseppe Garibaldi, Il Conte di Montecristo, Pablo Picasso, Topolino.
Dopo la cerimonia gli sposi hanno offerto agli invitati un ricco pranzo presso la pizzeria "Il Giaguaro" di Savino Rubicondi in trastevere, celebre locanda romana dell'800.
Finiti i festeggiamenti, la coppia è partita per il viaggio di nozze con destinazione il Mar Morto. Al loro ritorno, i coniugi Felucca si stabiliranno in un'ala del Castello di proprietà dei Duchi Mazzarelli-Storni a Ferrara.
 
 
Bè, pare che Alfredo abbia fatto il colpo con il botto...non credete?
Spero solo che duri...almeno finchè lo sbevazzone non riduce le celeberrime cantine dei Mazzarelli-Storni in un colabrodo! 
Bene ragazzi, è tutto...vi auguro ogni bene e...a presto!!
 
 
 
 
October 16

Bernard Silberstain

Tra tutti i geni che costellano la lunga e travagliata storia dell'uomo, un posto di rilievo lo occupa certamente Bernard Silberstain detto "l'uomo che inventa".
Motorino inesauribile dal genio sempre in fermento, di se stesso Silberstain diceva sempre: "Io non capisco niente, faccio e basta".
Nato nel 1806 in un paesino della Danimarca, Silberstain si distinse quasi subito per la sua straordinaria capacità di saltare giorni di scuola con le scuse più disparate: sono stato rapito dagli alieni; ho dovuto salvare la nazione dall'invasione dei Barbari; ho dovuto accompagnare mia sorella su Marte a fare shopping; sono Superman ma non lo dica a nessuno...
In realtà questo straordinario personaggio non faceva altro che passare tutto il suo tempo a inventare cose.
Era più forte di lui, come una droga, non passava giorno che il suo istinto irrefrenabile non lo costringesse a rinchiudersi in cantina a macchinare invenzioni sbalorditive.
Già all'età di 12 anni, Silberstain poteva vantare numerose creazioni rivoluzionarie come la "motocicletta con le ruote quadrate" seguita, per deduzione, dal "quadro con la cornice a motociclette", molto apprezzato dalla nonna Johanna celebre pittrice di nudi ovini. Per lei inventò anche i "colori in bianco e nero", impasto la cui formula è un mistero ancora oggi, con i quali la vecchietta dipinse il suo più celebre quadro: "La capretta fa pipi' sul cranio aperto di Albert", che si può ancora oggi ammirare esposto nella sala principale del Museo del Prado a Madrid.
La sua mente era un continuo turbinare di idee che Silberstain non poteva fare a meno di realizzare.
Nel 1821, dopo essere stato radiato a vita da tutte le scuole del paese per avere introdotto clandestinamente una sua invenzione divenuta molto popolare, il "gesso ad inchiostro simpatico", decise che avrebbe investito tutte le sue energie al servizio dell'umanità.
Svolse senza troppa fortuna il servizio militare come cuoco da campo. In questa veste rischiò la corte marziale per avere ideato alcune ricette inedite come i "maccheroni in salsa di maccheroni" o il "tortino di sterco di ippopotamo sudato", ricette che non piacquero molto agli ufficiali dell'esercito danese e gli costarono sei mesi di isolamento. In questo periodo, Silberstain abbozzò quello che sarebbe stato il suo primo grande brevetto: il "sigaro bilaterale perpetuo". Questo specialissimo sigaro poteva essere fumato da due persone contemporaneamente che aspiravano alle due estremità, sfogando il fumo grazie ad una cannula apposita inserita nel mezzo. La lunghezza poi inusuale del prodotto (da 3 a 5,5 metri, a seconda del modello) garantiva una durata pressochè infinita della fumata. Silberstain non ebbe grande fortuna con questa meravigliosa invenzione, la gente trovava stranamente complicato farsi un sigaro di questo tipo passeggiando per strada, ma il concetto di base della filosofia creativa del grande inventore, ovvero realizzare qualcosa che potesse essere utile a più persone nello stesso tempo, era stato tracciato.
Finito il servizio militare, il genio si mise subito al lavoro per progettare la "carrozza multipiano", che consentiva di trasportare tante persone in un colpo solo. Ne progettò ben 12 versioni, che andavano dalla carrozza a tre piani fino a quella a 7 piani più mansarda, completa di terrazzino panoramico. Nonostante l'idea fosse piaciuta tantissimo all'azienda dei trasporti pubblici di Copenaghen, le strade assai dissestate del tempo crearono qualche problema alla sua diffusione: le carrozze ribaltavano ancora prima di partire.
Per ovviare a questo fastidioso problema, Silberstain dotò la sua carrozza multipiano di possenti ali, trasformando la sua invenzione nella "carrozza multipiano aereoplanuta volante". Ma anche in questo caso le cose andarono male perchè, nonostante il brevetto fosse di prim'ordine, il nostro inventore non riusci' a trovare il modo di creare stazioni di sosta e cambio cavalli sospese a mezz'aria.
Nonostante l'insuccesso, il nome del giovane inventore prese a circolare insistentemente negli ambienti che contavano, cominciando cosi' a fruttargli commesse per invenzioni che avrebbero dovuto migliorare la vita della popolazione danese.
Nel 1829, dopo una serie di brevetti minori come i "sandali a barchetta con timoncino incorporato", il "cavabottiglie a tappo" e il "pavimento di glassa", utilissimo nei periodi di carestia, il Re decise di commissionare a Silberstain un qualcosa che gli consentisse di essere presente in tutti gli angoli del regno contemporaneamente ogni volta che lo desiderasse. L'inventore gli propose la "televisione", un dispositivo capace di ribaltare l'immagine del Re in ogni posto della nazione in modo da poter parlare a tutti i sudditi nello stesso momento.
L'idea non piacque affatto a Sua Maestà, che avrebbe preferito poter essere fisicamente ovunque in un battibaleno e, prospettando all'inventore un futuro da ergastolano, lo stimolò a trovare qualcosa di più efficace. Nacque cosi' lo "smaterializzatore molecolare ovunquista a fischione", invenzione rivoluzionaria per la quale ancora oggi Silberstain è noto in tutto il mondo.
Sfruttando la potenza propulsiva di quarantasei candelotti di dinamite, lo smaterializzatore disintegrava il corpo del trasportato ricomponendolo nel luogo desiderato grazie ad un ricettore ivi posizionato dotato anch'esso di carica esplosiva uguale ma contraria.
Lo scetticismo del Re sul suo funzionamento e qualche esperimento effettivamente non proprio riuscito gettarono un'ombra sulla carriera di Silberstain che non sentendosi più apprezzato in patria decise di lasciare il paese per cercare fortuna all'estero.
Nel 1832 il nostro inventore approdò in Italia, dove era divenuto famoso grazie all'invenzione della "forchetta a 653 denti", utilissima per mangiare gli spaghetti allo scoglio.
A Venezia, dove soggiornò per 5 mesi nell'estate dello stesso anno, inventò le "molle saltacanale", un tipo speciale di scarpe a molla che permettevano ai veneziani di saltare i canali senza dover passare per forza da un ponte all'altro, invenzione che gli valse la nomina ad honorem di "Doge della melma", ambitissimo riconoscimento locale.
Nel 1835 fu a Roma, dove inventò "l'ombrello per il Colosseo", utile per non farlo bagnare durante i temporali e il "Taxi pubblico tegolare saltellante a spinta bovina", un mezzo di trasporto rivoluzionario che permetteva di ovviare al traffico caotico della città passando per i tetti delle case, mezzo poi abbandonato dall'amministrazione comunale per la crescente difficoltà a spingere i bovini sui tetti dei sempre più alti palazzi romani.
Nel 1839, dopo un breve soggiorno a Parigi ove produsse "La Parigina", una torta straordinaria fatta di carne e calce di struzzo che ebbe un successo sbalorditivo, Silberstain fu invitato in Russia dallo Zar, per il quale inventò lo "scaldino per l'indice", un dispositivo che permetteva al sovrano di indicare perfettamente chi giustiziare senza dover prendere freddo al regale ditone.
Nel 1845 l'inventore approdò in Spagna, dove si distinse per aver inventato le "nacchere orchestrali", con le quali si poteva tranquillamente suonare le Sinfonie di  Beethoven con un semplice schiocco, e lo "schiaffeggiatore a lancio", utile per le sfide a duello a distanza.
A 45 anni, nel 1851, fece suo l'ambitissimo "Prix de Gèneve" per aver inventato in Svizzera "L'orologio a 24 lancette", che segnava l'ora esatta sempre, anche da fermo, riconoscimento che gli valse l'invito, nel 1853 alla Corte viennese per la creazione di un parco giochi per la Capitale che chiamò "Viennamania", nel quale inseri' giostre rimaste a lungo in auge come "L'autoincontro"; il "Punchbowl esplosivo"; il "Tirapiedi a corda floscia" o la "Ruota panoramica lineare" sollazzo di generazioni di fanciulli.
Come spesso capita ai grandi geni della storia però, Bernard Silberstain mori' all'apice del successo nel 1855, a soli 49 anni mentre collaudava la sua ultima invenzione, quel "giubotto ad espansione verticale" che purtroppo si espanse oltre le intenzioni dell'inventore soffocandolo.
Di questo genio assoluto, oltre alle invenzioni già citate ci permettiamo di ricordare il "Martello chiodato"; il "Tavolino senza ripiano"; il "Puliscistrade a saliva cetacea"; il "Ventilatore ad acqua" e il "Telefono inutile", un telefono inutilizzabile perchè nessuno aveva ancora scoperto come farlo funzionare, tutte invenzioni che danno la misura del genio di questo danese dall'intelletto superiore che ha fornito il suo pesante contributo nella corsa al progresso della nostra civiltà, e che ancora oggi è ricordato come il più grande inventore mai esistito.
 
October 09

Zia Angelina

La gente di Boston nel Massachusset ancora ricorda, per averla vista direttamente o per sentito dire, della casetta in legno detta "Villa Clara" dove abitava una vecchietta adorabile che tutti conoscevano con il nome di Zia Angelina. La casa in questione sorgeva esattamente nel centro caotico e trafficato della metropoli, sprofondata in mezzo a grattacieli e traffico. Anzi, per la precisione stava decisamente di traverso alla strada principale, costringendo traffico e palazzi ad aggirarla.

Zia Angelina era una vecchietta secca e minuta, dolce nei modi e affabile con tutti. Nella zona era conosciuta e benvoluta da chiunque anche per via del fatto che negli anni si era impegnata molto nel sociale investendo parte del suo piccolo patrimonio per la costruzione di un centro ricreativo per i bambini del quartiere, centro che portava il suo nome.

La casa di Zia Angelina era stata costruita dal suo bisnonno, tale Edward Brown, nel 1845, quando il centro urbano di Boston era ancora una specie di paesone in mezzo alla campagna e da allora tutta la famiglia Brown vi abitò, da colui che l'aveva eretta fino alla vedova Kelly, Zia Angelina appunto.

Quando negli anni Cinquanta del novecento il comune decise di ristrutturare tutta quell'area della città in previsione della costruzione di quattro nuovi grattacieli, si dovette porre il problema della casetta in legno con il suo mini-giardinetto che ancora resisteva fiera al moderno che avanzava, buttata li', in mezzo al traffico già caotico della metropoli come un pugno in un occhio.

La cosa appariva semplice: bastava andare dall'adorabile vecchietta, farle un'offerta  e comprare la sua proprietà, circa 2500 metri quadri totali tra casetta e giardinetto, oppure procedere ad un esproprio come spesso accade in questi casi. Saltò però fuori un documento firmato da Stephen Brown, il figlio di Edward, nel 1869 che sanciva in accordo con il comune l'inviolabilità dell'area dove sorgeva "Villa Clara" per un tempo di 99 anni, anche se la casa fosse mai rimata disabitata. Non scendiamo nei dettagli dell'accordo e sul perchè esso fu stipulato, sta di fatto che esisteva, ed era inattaccabile. Non restava quindi che andare dall'anziana signora e cercare di convincerla a stipulare un nuovo contratto che annullasse il precedente e consentisse l'utilizzo della sua proprietà.
I primi a provarci furono i tecnici del Comune. Andarono dalla simpatica vecchina, spiegarono la cosa, gustarono dell'ottimo The e dei biscotti meravigliosi appena sfornati e se ne dovettero tornare a casa con la strana sensazione che l'operazione sarebbe stata più difficile del previsto.
La cosa si ripetè diverse volte e sempre Zia Angelina oppose un cordiale ma fermo rifiuto a cedere la proprietà.
Accadde quindi che i palazzinari vincitori della gara per la costruzione dei grattacieli decisero di muoversi loro mandando emissari a fare offerte economiche alla Vedova Kelly sperando di ottenere almeno cosi' il suo assenso. Niente.
Nell'ultimo incontro (ce ne furono 4) arrivarono addirittura ad offrire 300.000 dollari, che allora erano veramente una strafortuna, ricevendo sempre la stessa risposta: "Io ho 81 anni, cosa volete che me ne faccia di tutti quei soldi? no, non mi interessa la vostra offerta. Ancora del The?".
 
Il Signor Robert Hellborg, il ricco proprietario della ditta "Hellborg & Co." che avrebbe dovuto costruire due grattacieli sulla proprietà dei Brown, era su tutte le furie: "Ma come è possibile? questa vecchiaccia schifosa mi blocca l'investimento...ma siete sicuri che abbia capito esattamente il valore della nostra offerta?"
" Si Signore, ma dice che non le importa" fece Sam Curtag, il suo Capo-tecnico.
"Non possiamo restare cosi'...bisogna fare qualcosa, ci sono in ballo milioni di dollari e io non mi fermo certo di fronte ad una mummia di 81 anni!"
Il ricco impresario decise di passare alle vie di fatto per risolvere la questione in modo definitivo: "Dobbiamo farla fuori" disse con convinzione "A chi volete che freghi se una vecchia di 81 anni crepa?, ci sta...faremo passare la cosa come 'morte naturale' e poi sborserò soldi a gente che conosco per fare sparire il contratto con il Comune.Con il Sindaco poi non ci sono problemi...sono un suo elettore...darò soldi anche a lui. Ragazzi, siamo in America! le cose si fanno e basta!"
Il piano venne organizzato a puntino. Altri emissari "Killer" sarebbero andati a casa della ottuagenaria Signora e le avrebbero infilato del veleno nel The, simulando una morte per arresto cardiaco. Un lavoretto da professionisti insomma.
Hallberg si rivolse ai suoi amici della Mafia e assoldò Jerry Caruso e Rick Bentivoglio, i migliori nel settore "omicidi puliti" i quali, vestiti di tutto punto si presentarono a casa Brown per presentare (era la scusa ufficiale) l'ultima "irrinunciabile" offerta economica.
"Prego, entrate...entrate..." fece la dolcissima vecchietta ai due finti professionisti. Cominciò il solito rituale del The: "Accomodatevi pure, vi preparerò del The...vi piacciono i biscotti? ne ho appena sfornati di buonissimi, con l'uvetta come li faceva mia nonna, altro che quelle diavolerie che si comprano oggi..."
I modi teneri di Zia Angelina riuscivano ad addolcire pure due cuori di pietra come quelli dei Killer giunti fino li' per accopparla ma il piano doveva essere attuato e Jerry Caruso al momento buono tirò fuori la bustina con il veleno da mettere nella tazza della vecchietta mentre il suo compare cercava di distrarla.
"Certo che la sua casa è proprio bella" disse Bentivoglio alzandosi improvvisamente e fingendo di di guardare il soffitto "Bellissimo questo soffitto a cassettoni...ed è anche antico, non se ne vedono tanti in giro".
Zia Angelina lo seguiva dolcemente con lo sguardo, poi si alzò e gli andò vicino "Vede quel segno lassù nell'angolo? è la firma di mio padre, Edward Brown Jr., la incise nel 1909...fu lui a mettere i cassettoni, li aveva visti in alcune case italiane quando andò in Europa all'inizio sel '900 per affari. Si era preso una cotta per l'architettura di stampo europeo. E dovete vedere la cantina...la fece ristrutturare alla fine del secolo scorso in stile medio evo. Dovete assolutamente vederla!, coraggio scendiamo...ci vorrà solo un secondo".
Caruso, che nel frattempo aveva compiuto il suo dovere, lanciò una occhiata di intesa al suo compare: "Ma Signora...il The...se lo lasciamo li finisce che diventa freddo..."
"Ma no, ma no...andiamo e torniamo... sono pochi metri, il The può aspettare..."
I due si lasciarono convincere e scesero per vedere la bellissima cantina della Vedova Kelly.
 
Hellborg stava friggendo dalla rabbia. Erano passati tre giorni da quando i due killer della mafia erano andati a "regolare" la pratica Kelly e di loro non si avevano più notizie: "Ma dove diavolo saranno mai finiti quei due?" continuava a ripetere ad alta voce. Effettivamente la cosa aveva del curioso: non solo i due killer erano spariti, ma pare che Zia Angelina fosse sancora tranquillamente al suo posto, a "Villa Clara".
Come se non bastasse, adesso ci si metteva pure la mafia: il clan dei fratelli Gullino del quale facevano parte i due sicari cominciava a reclamare indietro i suoi uomini, oltre ai soldi pattuiti.
"Signor Hellborg...c'è qui per lei il signor Giovanni Gullino..." la voce metallica della segretaria gracchiava dallo speaker posto sul tavolo nell'ufficiko del costruttore: "N-non ci sono!?" rispose titubante Hellborg.
In quel momento fece irruzione nella stanza Gullino con due bestioni al seguito: "Hellborg, a che gioco stai giocando? tira fuori i miei uomini, adesso!"
"N-non ti scaldare Giovanni...non capisco cosa possa essere accaduto...era un lavoretto facile facile..."
"Evidentemente no, caro mio!"
"Ma andiamo...stiamo parlando di una vecchia di 81 anni contro due killer della mafia! diavolo! cerca di essere realista Giovanni!!"
"Proprio perchè sono realista analizzo i fatti...e questi mi dicono che due miei uomini sono spariti mentre la vecchietta che dovevano accoppare se ne sta li' tranquilla e beata a casa sua!"
"Mmmm che suggerisci?"
"Ti suggerisco di risolvere tu questa cosa, altrimenti...potrei anche dimenticare la nostra vecchia amicizia e tutti gli affarucci che abbiamo fatto insieme. Sono stato compreso?"
"Si...ehm...va bene Giovanni...non ti preoccupare, andrò personalmente dalla vecchia e cercherò di porre fine a questa storia una volta per tutte!".
 
Fu cosi' che Robert Hellborg dovette trasformarsi lui stesso in Killer per poter salvare pelle e affari. Non che la cosa lo disturbasse più di tanto, gente come lui risulta rispettabile solo perchè solitamente non va in giro a sgozzare bambini anche se eticamente, tra un assassino e un imprenditore truffatore corrotto amico dei mafiosi e pronto a tutto come lui, non esiste differenza. Hellborg non si poneva il problema di uccidere Zia Angelina, piuttosto trovava "fastidioso" questo impiccio che gli faceva perdere tempo e danari.
"Entri Signor Hellborg...l'aspettavo..." la vedova Kelly lo accolse con un sorriso cordiale.
"Mi aspettava?"
"Bè, ultimamente ho sentito parecchio parlare di Lei e dei suoi progetti riguardo la mia piccola proprietà...sapevo che prima o poi si sarebbe fatto vivo dati i miei rifiuti a concedervela...l'ho detto pure a quei due simpatici Signori che sono venuti qui l'ultima volta, ma come non gliel'hanno riferito?"
"Veramente non sono mai tornati Signora...sono oramai quattro giorni che sono spariti nel nulla..."
"Ma cosa mi dice? bè, è davvero strano...sono venuti qui, abbiamo chiaccherato amabilmente, ho fatto vedere loro la mia casa...a proposito, gradirebbe una buona tazza di The?"
"Non ho molto tempo Signora Kelly...lei capirà"
"Il tempo va gestito saggiamente Signor Hellborg, le pause sono necessarie...non vorrà mica lavorare sempre? ahahah!, avanti si accomodi, non ruberò troppi minuti alla sua giornata frenetica, poi gli affari importanti vanno discussi con calma davanti a un buon The e a biscotti freschi appena usciti dal forno".
Hellborg si accomodò sullo stesso divano che quattro giorni prima aveva ospitato i due killer del clan Gullino, era disgustato da tanta gentilezza e per deformazione non amava perdere tempo, ma sapeva che per realizzare il suo scopo doveva creare un clima di totale fiducia nella Vedova Kelly e quindi accondiscese.
"Eheheh!, ha ragione Signora Kelly, sono imperdonabile..."
Mentre Zia Angelina preparava il The, Hellborg osservava con sempre crescente stupore la bellezza di quella strana casa: piccola, ordinata, pulita, con un gusto nell'arredamento davvero impeccabile, di sapore antico.
Il salottino dove Zia Angelina l'aveva fatto accomodare era come una meravigliosa, piccola bomboniera: divano, poltrone e tavolino in stile impero si calavano a perfezione in una cornice fatta di mobili antichi lucidissimi e di vetrinette colme di argenteria nella quale ci si poteva specchiare. E poi i quadri e il soffitto a cassettoni, tutto posto in perfetto equilibrio per dimensioni, luce, senso dello spazio. Hellborg pensò che tanta meraviglia cosi' ben strutturata era sicuramente l'opera di un genio e si stupi' nel costatare che, nonostante fosse entrato in un salottino di pochi metri quadri, la prima impressione che ne aveva avuto era quella di un grande salone di qualche reggia europea del '700. Rimase sconcertato scoprendosi a pensare che per la prima volta in vita sua si sentiva cosi' attratto dal bello, lui, l'uomo d'affari spietato e senza scrupoli, che concepiva l'architettura e il gusto per gli interni come un necessario e fastidioso valico da oltrpassare nella spasmodica corsa verso le montagne del danaro.
"La sua casa è davvero incantevole..." disse quasi sopraffatto dall'emozione mentre Zia Angelina gli versava il The
"Lei trova?"
"Si...è cosi'...cosi'..."
"Perfetta"
"Esatto, è proprio quello che volevo dire..."
"Le cose fatte con amore lasciano sempre una buona sensazione signor Hellborg. Noi viviamo qui da più di cent'anni e questa casa è parte di noi, l'abbiamo sempre trattata come fosse un membro della famiglia, un figlio, un padre...non esiste centimetro in questa abitazione che non sia vivo e che non abbia vissuto con noi ogni emozione che la mia famiglia ha provato in tutti questi anni, di generazione in generazione. E' come una sorella alla quale confidare i tuoi segreti, una madre che ti protegge con amore dai pericoli del mondo...
mio nonno lo sapeva bene, è per questo che fece quell'accordo con il Comune...tanta bellezza cosi' "viva" non poteva rischiare di essere distrutta da un giorno all'altro per lasciare spazio a quella folle corsa verso il niente che molti chiamano "progresso", almeno non fino a quando l'ultimo membro della nostra famiglia fosse rimasto in vita! ahahah!" rise in un modo meravigliosamente dolce.
Hellborg era sopraffatto dall'emozione: provava un fastidio intenso nel sentirsi cosi', non ci era abituato. Cominciava a provare un profondo disagio ripensando al motivo per il quale era entrato in quella casa e la confusione che si era insinuata nella sua testa non gli dava pace.
"Vorrebbe vedere la cantina?" disse improvvisamente Zia Angelina. La frase schioccò come un colpo di frusta nel cervello di Hellborg che si ridestò dal torpore che quella strana emozione gli aveva procurato:
"Oh, si...mi piacerebbe molto..."
"Vedrà che meraviglia. Mio padre ci ha lavorato per 5 lunghi anni...coraggio, andiamo...sono certa che un professionista come lei la troverà straordinaria!"
 
Zia Angelina mori' nella sua casetta nel Marzo del 1968, all'incredibile età di 106 anni.
Nel Giugno dello stesso anno venne a cadere il vincolo con il Comune stipulato da suo nonno 99 anni prima e si potè finalmente abbattere la casa dando cosi' il via ai lavori per la costruzione dei grattaceli come da progetto degli anni cinquanta. "Villa Clara" venne demolita pochi mesi dopo la scomparsa della sua ultima custode. A costruire i grattacieli su quell'area però non fu la ditta Hellborg & Co. che era fallita da ormai 15 anni, poco dopo che il suo titolare, il Signor Robert Hellborg, era sparito improvvisamente nel nulla senza lasciare traccia di sè.
Era stato cercato a lungo e tutte le testimonianze raccolte dalla polizia riguardo il suo ultimo giorno convergevano sulla visita che avrebbe dovuto fare alla Vedova Kelly.
 
October 02

Sir Percivaldo e l'Unicorno Albino

Quando il malefico Orco Grugnone rapi' la bellissima Odette, la figlia di Re Farqwond di Loregna, e la segregò nella torre più alta del suo sinistro castello, al povero Sire non rimase altro da fare che rivolgersi al suo più straordinario Campione, Sir Percivaldo da Francisia per chiedergli di andarla a liberare.
Percivaldo era il più grande dei Cavalieri della tavola bislunga, il gruppo di  guerrieri al servizio del reame di Loregna fedelissimi del Re. Egli aveva vinto una quantità strabiliante di tornei e nelle campagne di conquista intraprese dal suo potente Condottiero si era sempre distinto per essere il più forte e coraggioso combattente del suo esercito. Il suo coraggio, la sua fedeltà e la sua imbattibile forza con la spada gli erano valse il riconoscimento di "Campione", ovvero il Cavaliere numero uno, il più forte.
Purtroppo da un pò di tempo i rapporti tra il Re ed il suo Campione si erano decisamente logorati, soprattutto da quella volta che Farqwond venne a sapere che Percivaldo se la intendeva con Sabine, la sua serva preferita. In verità Percivaldo si faceva ripetutamente, e da tempo, direttamente la Regina, moglie di Faqwond, Losanna.
Losanna, cugina della più famosa Ginevra, moglie di Re Artù, aveva in comune con la sua più famosa parente il vizietto di fare becco il marito con i suoi guerrieri e Percivaldo in questo senso rappresentava il massimo possibile.
Qualcuno mise in giro la voce che Percivaldo insidiava la servetta del Re e questi, offesissimo, lo affrontò in modo violento e risolutore.
"Capirei ti facessi mia moglie, Percivaldo! ma Sabine no, non lo posso accettare!!"
"Ma io mi faccio tua moglie, o mio Re, mi devi credere!, quella sederona di Sabine non la guardo nemmeno!"
"In giro si dice diversamente...mi dispiace Percivaldo, devo chiederti di abbandonare il reame di Loregna. Ne va del mio onore!"
Cosi' Percivaldo dovette abbandonare il Castello del Re e si trasferi' in campagna, fuori dalle terre del reame ritirandosi dall'attività di Guerriero. La casa dove si stabili' era modesta, giusto quattro mura con un tetto, ma lui fece costruire ai suoi angoli quattro piccole torrette per farla assomigliare ad un castello in miniatura. "Il Maniero di Percivaldo" aveva scritto sul portone di entrata. Quella nuova vita tranquilla e il calore cosi' intimo della sua piccola casetta finirono per piacere assai al nostro Cavaliere che passava ormai le sue giornate cacciando e passeggiando per i boschi. Fu proprio in una di queste escursioni giornaliere che a Percivaldo capito' di salvare un Unicorno, creatura  dalla forma di un cavallo con grosse ali e un corno magico in mezzo alla fronte, dalla  tremenda trappola a ganasce nascosta da un bracconiere. Portò l'essere magico nella sua casa e lo curò salvandolo da morte certa. L'Unicorno, che possedeva il dono della parola, si chiamava Albino.
Questi in effetti non era proprio un "vero" Unicorno. Albino era in realtà un incrocio tra un Unicorno (il padre) ed un'asina (la madre) e più che un Unicorno sembrava un asino con le ali, piccolo, scuro e sgraziato. Ripudiato dal padre perchè impuro, Albino era cresciuto solo (la madre era morta di parto) dilaniato dal desiderio di essere un vero Unicorno e ossessionato dalla triste realtà che lo presentava come un ciuchino con le ali e un cornone mostruoso in mezzo agli occhi rendendolo insicuro, sgorbutico e irascibile.
Con Percivaldo andò daccordo subito, un pò per riconoscenza, un pò perchè la condizione di "ripudiato" di quel Cavaliere forte e generoso lo faceva sentire in qualche modo capito.
Albino si trasferi' nella casetta di Percivaldo e tra i due nacque una profonda, leale amicizia.
 
Re Farqwond si precipitò di corsa a casa di Percivaldo, non v'era tempo da perdere. La sola idea che quel fiore appena sbocciato della meravigliosa Odette fosse inerme tra le grinfie di un orco balordo e di pessima reputazione lo angosciava oltre l'immaginabile. Era ormai più di un anno che il Re non vedeva il suo Campione, e probabilmente ne avrebbe volentieri fatto a meno, ma la tremenda contingenza lo obbligava a rivolgersi all'unico veramente in grado di aiutarlo. Lasciata la scorta a distanza Re Farqwond si precipitò alla porta del "Maniero" e bussò in modo frenetico: "Percivaldo!! Percivaldo!! apri maledizione, è il tuo Re che te lo ordina!"
"E' aperto!" disse una voce dall'interno. Farqwond scostò l'uscio e si ritrovò in una stanzona enorme, lunica della casa con una grossa tavola al centro, un letto spartano in un angolo, un lavatoio primitivo in un altro e una serie di oggetti di utilità giornaliera appesi al soffitto e lungo le pareti: selvaggina, pentolame, spade, falcetti, archi da caccia...più che una casa sembrava la bottega di un ricettatore.
"Ah!, sei tu.." sospirò seccato Percivaldo. Egli stava seduto al tavolo con una copia della "Settimana enigmistica" aperta davanti. Di fianco a lui c'era Albino l'Unicorno, stavano cercando di risolvere un Bartezzaghi d'annata.
"Percivaldo...tu, tu...vivi qui?"
"No guarda, ci vengo solo nei Week end, io ho casa a Montecarlo...certo che abito qui!..e tu che vuoi da me?"
"Percivaldo, mio Campione...è successa una cosa tremenda!...Odette...è stata rapita!!"
"Ah, sono ancora il tuo Campione o Re dei miei stivali? non mi sembrava visto che mi hai cacciato! In quanto a tua figlia...bè, bella come un fiore ma sapevo che prima o poi sarebbe finita nei guai. Mi dispiace. Ciao eh?, è stato poco piacevole rivederti...l'uscita la conosci...a mai più!"
"Oh, ma hai un bellissimo cavallino Percivaldo!" fece il Re avvicinandosi ad Albino cercando di stemperare un pò la tensione del momento.
"Ciao bel cavallino...come ti chiami bel cavallino?" disse con il tono scemo di chi ha davanti un bimbo di tre anni.
"Ma vaffanculo va!" gli urlò contro Albino offeso: "Cavallino un paio di palle! non lo vedi che sono un Unicorno? cecato del cavolo che non sei altro ma dove cazzo vivi?, mi chiamo Albino e sono un Unicorno, capito? U-N-I-C-O-R-N-O! ricordatelo che ti conviene, pezzo di idiota!"
"Ah...e parla anche...che carino...Percivaldo! tu mi devi aiutare! te ne supplico! Odette è in mano a Grugnone, l'orco malefico. Non so a chi rivolgermi...solo tu mi puoi aiutare!!"
"Grugnone?" fece Percivaldo alzando finalmente gli occhi dal Bartezzaghi "QUEL Grugnone? quello grosso, scuro, peloso, con una mascella che raschia per terra e due spalle larghe come un campo da tennis? ahahahah!, e si che sei nei guai caro mio!"
"Percivaldo...tu Grugnone lo conosci...siete amici...va laggiù e convincilo a liberare Odette, ti darò tutto quello che vuoi!"
"Impossibile"
"E perchè?"
"Gli devo dei soldi...se mi vede mi storpia!"
"Ti riprendo con me Percivaldo..sarai ancora il mio Campione, verrai riabilitato!"
"Scordatelo"
"200000 scudi vanno bene?"
"Bè...200 testoni..."
"E una Mercedes nuova di pacca!" fece improvvisamente Albino: "Già mi vedo sfrecciare in giro super figo a caricar puledrine..." i suoi occhietti d'asino cominciarono a scintillare di cupidigia e il cornone a brillare come fosse una lampadina "Per una Mercedes ci vengo anch'io e quel bestione me lo incorno a sangue!"
"Vedi Percivaldo?, il tuo cavallino dimostra più buon senso di te..."
"Unicorno, coglione!"
"Mmmm..." mugugnò il Cavaliere dubbioso fissando il vuoto: "In effetti c'è del rischio...ma se paghi cosi' bene potrei accettare...sono piuttosto in bolletta da quando 'qualcuno' mi ha fatto fesso circa un anno fa, vero Re Farqwond?" l'occhiataccia che Percivaldo lanciò al Re trapassava i muri.
"E sia allora: 200000 scudi e una Mercedes nuova per il...coso"
"Unicorno, imbecille!"
"Si, appunto...quando partite?"
Percivaldo si grattò la nuca pensieroso: "Dunque vediamo...domani all'alba potrebbe andare bene, cosi' arriviamo da Grugnone per l'ora di pranzo...se va male ci mangeremo un pò di Odette al forno eheheh!"
"Andate e siate eroi dunque! ora sono più tranquillo, so che domani potrò riabbracciare la mia bambina!" fece il Re visibilmente commosso
"Si...si, come no...adesso però levati di torno che ho sto 5 verticale che mi da il tormento da ieri sera!"
 
La mattina seguente i due eroi si misero in marcia di buon ora. L'umore dei due era decisamente in contrasto: ad un Percivaldo seccato per la "missione" che doveva compiere si contrapponeva un gasatissimo Albino: "Brùm...Bruuuùm! eheheh! farò schiattare di invidia tutti giù in paese con il mio bolide nuovo di zecca...puledrineeee arrivoooo! ahahah!" era incontenibile.
Dopo 4 ore di cammino giunsero finalmente alla palude di Sterk, dominio di Grugnone.
"Brùm, bruuuùm ahahah!"
"Hai mai visto un Orco, Albino?"
"Uhm..in verità no...però non me ne frega niente! sono un Unicorno io!, lo vedi questo coso che ho in mezzo alla fronte? posso fare dei bei giochetti con questo sai? il tuo Orco lo stendo con la forza del pensiero eheheh! brùm...bruuùm!!"
"E mi sa che ti conviene...perchè se Grugnone ti rifila una manata ti trasforma in 10 Pony nani...vedi di ricordartelo."
"Po-pony cosa?"
"Ah!, siamo arrivati!"
Di  fronte a loro la palude si apriva in un immenso spiazzo melmoso in mezzo al quale si ergeva sinistra una costruzione grezza e mastodontica dalla parvenza di un piccolo castello deformato e tumefatto, con una grossa e alta torre a un lato e un fossato liquamoso tutto intorno. Il bel cielo terso che avevano lasciato alla loro partenza qui si traformava in una cappa densa e plumbea, con nuvoloni grigi che quasi arrivavano a lambire la torre.
"Urca!" fece uno stupito Albino "Mica male...quasi quasi ci vengo a passare le vacanze eheheh!"
"Zitto e seguimi!" lo ammoni' Percivaldo.
Il Cavaliere conosceva un passaggio segreto in mezzo alla sterpaglia melmosa per riuscire a raggiungere la porta d'entrata aggirando il fossato, delle grotte naturali la cui entrata era nascosta dalla vegetazione: "Sono le cantine di Grugnone" disse ad Albino mentre si infilavano nell'oscurità della roccia "Sai quanto me ne frega" rispose Albino mentre accendeva il suo corno per illuminare il buio della caverna.
Il tunnel sfociava in un'apertura del terreno a pochi metri dalla porta di entrata del castello, proprio sotto la gigantesca torre dove era segregata la povera Odette.
"Se ti monto in groppa riesci a volare fino in cima alla torre, Albino?"
"Ma sei scemo? le vedi che ali che ho? sembrano quelle di una quaglia! il massimo che ho volato in vita mia è due o tre metri una volta che ero super ubriaco!"
"Certo che sei utilissimo tu eh?" sentenziò Percivaldo mentre rassegnato bussava forte al portone del castello.
"Mmmm, non risponde nessuno" disse perplesso. Spingendo il portone si accorse che questo era aperto.
"Cerca di stare attento Albino. Gli Orchi non amano affatto le improvvisate"
"Sta tranquillo, se c'è una cosa che so fare bene è scappare...ehm..."
Il portone dava in una entrata enorme, completamente spoglia, dall'aspetto di una immensa caverna. Decine di fiaccole fissate ai muri illuminavano in modo sinistro la scena. Sulla destra una grossa scala a chiocciola si inerpicava su all'interno della torre.
"Brrr..che brividi a Percivà...postaccio eh?"
"Davvero curioso...non c'è nessuno...mmm questo si che è strano, conoscendo Grugnone a quest'ora avrebbe già dovuto darci il benservito"
"Co-come? ah!...bè, meglio cosi' allora..."
Improvvisamente da in cima alla torre comiciarono a sentirsi urla e rumori di oggetti in frantumi contro le pareti lacerare quell'irreale silenzio: "Odette!" fece Percivaldo. Il suo animo di Cavaliere senza macchia riaffiorò improvvisamente mentre si precipitava di corsa su per quelle scale ripide.
"Aspettimi, cazzone di un Cavaliere...non correre cosi'...ho gli zoccoli io!"
Man mano che i due eroi salivano i gradini della torre le urla si facevano sempre più vicine e tremende
"Percivaldooo! vai più piano, al pelo m'ammazzo!. Ma perchè le scale dei castelli sono sempre cosi' ripide??"
Le scale davano direttamente sulla stanzona in cima alla torre e quando finalmente i due ci arrivarono la scena che si trovarono di fronte aveva dell'incredibile: l'enorme Grugnone se ne sava in un angolo in ginocchio con le manone giunte in segno di supplica mentre la esile, bellissima Odette gli stava tirando addosso di tutto coprendolo di insulti.
"Coglione!, deficente!, mezza sega!, grassone di merda!"
Come Percivaldo fece capolino nello stanzone rischiò di beccarsi in faccia un grosso piatto che si andò invece a frantumare sul muro
"Sei un imbecille, ora ti faccio vedere io, razza di idiota! prendi questo!"
"No, il ferro da stiro no!" fece improvvisamente Percivaldo. Troppo tardi, l'elettrodomestico aveva già divelto per intero lo stipite della porta.
"Percivaldo? e tu che cazzo ci fai qui, razza di mollusco sottosviluppato?" e giù una brocca all'indirizzo del Cavaliere che venne colpito ad un piede.
"Anche io sono molto felice di rivederti, Odette...puoi finirla un secondo e spiegarmi cosa diavolo sta accadendo?" per tutta risposta ricevette una sedia sulla testa.
"Odette...amor mio...calmati te ne supplico!" implorava un Grugnone quasi piangente.
"Non ti sposerò mai! bestia immonda!" urlò Odette, finalmente senza più niente da tirare addosso al povero Orco.
"Percivaldo, amico mio, sono contento che tu sia venuto fino qui!" disse Grugnone rialzandosi con le prime lacrime che gli solcavano il volto.
Grugnone era forse l'essere più brutto esistente sulla terra. Alto più di due metri, era in pratica una massa informe di muscoli e peli con le spalle larghissime e le braccia enormi che cadevano fino a terra. La mascella era grossa e quadrata e i suoi denti aguzzi spuntavano fuori dalla bocca dandogli l'aspetto di un grosso Bulldog.
"Accipicchia che bestione!" mormorò Albino finalmente anch'esso arrivato nella stanza. La sola visione dell'orco ispirava un terrore cieco e l'Unicorno cominciò inconsapevolmente ad indietreggiare rischiando di cadere giù dalle scale.
"Grugnone, diavolo, mi sai dire cosa sta succedendo?"
"Te lo dico io cosa sta succedendo: niente! ecco!" urlò istericamente Odette, talmente arrabbiata da sembrare quasi più brutta dell'Orco stesso: "24 ore ...24 ore che siamo qui e non è successo niente! ma dico...siamo pazzi o cosa?!"
"Niente?" fece un sempre più perplesso Cavaliere "Niente! avevo organizzato tutto, settimane di preparazione, biglietti inviati di nascosto a questa bestia, guardie corrotte per farmi passare e...e quando finalmente si decide mi porta qui e...niente!"
"Odette...ma io ti rispetto...ti voglio sposare, voglio mettere su famiglia con te...vivere felici"
"Vivere felici? ma lo sai quante proposte di matrimonio ho io tutti i giorni? ma credi che se volessi sposarmi lo farei con una porcheria di essere come te?? io mi voglio divertire! e in 24 ore ho solo sentito manfrine ridicole su viaggi di nozze, bambini...un Orco serio a quest'ora mi avrebbe già violentata almeno 20 volte, cazzo!!"
"Abbi pazienza cara...domani andrò a parlare con tuo padre e..."
"Ma vaffanculo, va!" chiuse la bellissima Odette incavolata nera girandosi imbronciata con la faccia rivolta verso il muro.
"Eh, caro Grugnone...credo che ti sei infilato in un bel guaio. Meno male che Re Farqwond ha voluto mandare me a liberare la figlia, altrimenti..." Percivaldo non riusci' neanche a terminare la frase che dall'unica finestrona della stanza entrò d'improvviso una freccia la quale, sibilando minacciosa, si andò a conficcare sul muro.
"Ma queste sono le guardie del Re!" disse sbigottito il Cavaliere "Cosa..cosa significa?"
Odette si portò alla finestra e sbirciò fuori: "Finalmente sono arrivati!" disse in tono quasi sollevato, dell'ira precedente non v'era più traccia. Poi cavò fuori da sotto la grossa gonna una calibro 765 che puntò contro i presenti: "Bene, il gioco è finito. Grugnone abbassa il ponte levatoio, adesso si scende tutti da bravi bambini fino al cortile del castello...avanti!"
"Oppercarità...questa poi!" fece sempre più strabiliato Albino
"Zitto cavallino deforme...e cammina!"
"Unicorno, cazzo...Unicorno!"
Il gruppo scese lentamente le scale sotto il tiro della pistola di Odette e raggiunse il cortile davanti al portone del castello di Grugnone. Qui ad attenderli c'era Re Farqwond e una intera guarnigione di soldati.
"Re Farqwond? cosa ci fai qui!?" Percivaldo era confuso, non riusciva a capire cosa stesse accadendo
"Ti ho seguito, caro il mio Campione. Vedi, Grugnone è un nemico storico del reame. Ora, a me che esista in fondo non mi frega più di tanto solo che le mie quotazioni sono decisamente in ribasso da quando ti ho cacciato, sai, il popolo ti ama Percivaldo...e allora mi sono deciso di escogitare questo simpatico piano per recuperare consensi. Con l'aiuto di Odette ho fatto in modo che l'Orco la rapisse, poi ho chiesto a te di venirla a liberare in modo da farti trovare insieme a Grugnone nello stesso momento. Ora vi ammazziamo tutti, poi racconterò al popolo che tu, l'eroe che amano, hai combattuto a fianco del suo Re per un'ultima volta nella battaglia contro il mostro terribile ma che purtroppo sei caduto per mano della bestia. Ti seppellirò nel mio Castello con tutti gli onori e farò la figura di quello buono che ha riabilitato il Campione e tolto di mezzo un pericoloso mostro. Minimo sforzo, massimo profitto. Sono o non sono un genio?"
"Sti cazzi...questo è proprio matto!" disse Albino preoccupato
"Ah!, è vero...c'è anche il cavallino...bè, inutile dire che ammazziamo anche te."
"Unicorno, testa di minchia! comunque..grazie eh?"
"Odette...ma allora non mi ami..." Grugnone era un Orco distrutto: sincere lacrime sgorgavano dai suoi occhioni nero pece e il cuore gli scoppiava schiacciato dallo struggimento.
"Ma allora sei scemo oltre che mostruoso!" fece una gelida Odette "guarda, quattro salti con te me li sarei fatti volentieri...mi piacciono gli uomini rudi e muscolosi...ma piuttosto che sposare te scapperei in Siberia con questo mulo schifoso!"
"Unicorno...ma come devo fare per farvelo entrare in quelle zuccacce vuote che avete?"
"Allora...siete pronti a morire?" disse Re Farqwond con calma olimpica mentre si accendeva una sigaretta, ad un suo gesto la guarnigione si schierò in formazione da battaglia sguainando gli spadoni.
"La vedremo!" urlò improvvisamente Sir Percivaldo da Francisia, il più grande guerriero del reame mentre, con uno scatto felino, faceva scintillare lesto la sua lama dentro il petto del soldato a lui più prossimo. 
Cominciò una battaglia cruenta e decisamente impari: duecento soldati contro un Cavaliere, un asino..uhm,pardòn, Unicorno ed un Orco con il cuore spezzato.
"Qui si mette maluccio Percivaldo...serve una mano?" fece Albino giustamente preoccupato
"Stai indietro Albino! li aggiusto tutti io questi cazzoni! trova riparo...trova riparo!"
"Ma sei sicuro? a me sembrano un pò troppi..."
"Vai Albino! ci penso io ti ho detto!"
Il Cavaliere sembrava una furia: nessun soldato riusciva ad avvicinarsi senza essere colpito dal turbinare violento della sua nobile spada. Odette intanto si era accovacciata dietro una roccia e puntando la pistola contro Percivaldo seguiva lo scontro aspettando il momento buono per sparare: "Vieni più vicino Cavaliere delle palle...vieni che ti aggiusto io...ancora un pò...ecco, ora sei a tiro!"
Grugnone, che giaceva in un angolo in semi-catalessi a causa della delusione d'amore patita, si accorse cosa stava per accadere e si gettò addosso a Percivaldo proprio mentre Odette sparava beccandosi lui la pallottola in piena schiena. Albino allora s'avventò contro la principessa e le fece saltare la pistola dalle mani con una potente cornata. Vistasi in pericolo Odette si diede alla fuga gettandosi nel fossato liquamoso.
"Sicuro di non volere aiuto? questi mi sa che alla fine ti fanno la festa Percy!"
"Ma sei ancora qui? ti ho detto di andare..." in verità duecento soldati erano decisamente troppi anche per un guerriero straordinario come Percivaldo che infatti stava per avere la peggio.
Albino allora decise che era il caso di passare all'azione. Cominciò a concentrarsi e il suo cornone si accese illuminandolo di una luce bluastra: "Ancora un secondo Percy...resisti ancora un secondo...". Passarono due interminabili minuti e l'energia che stava accumulando Albino sembrava dovesse farlo esplodere da un momento all'altro: ormai l'Unicorno era totalmente avvolto in una sfera luminosa che non faceva più distinguere i tratti del suo corpo. Poi, improvvisamente, un immenso flash investi' tutta la palude facendo piombare la zona in un improvviso irreale silenzio.
Pecivaldo si ritrovò da solo con la spada ancora in mano, circondato da 200 sacchi pieni di spazzatura.
"Ma...sei stato tu, Albino?"
"No, la Madonna! certo che sono stato io! sono bravo eh?"
"Eh, si...complimenti...Grugnone!" il suo sguardo si posò sul bestione accasciato a terra con la faccia nel fango. Il Cavaliere si chinò su di lui e lo girò sulla schiena per constatarne le condizioni.
"E' morto?" chiese Albino con un pò di apprensione
"No...è solo svenuto...gli Orchi hanno la pelle dura come cuoio e spessa un palmo, è dura farli fuori! eheheh!"
Infatti Grugnone si riprese quasi subito: "Oooh!, che botta...cosa...ma che è tutta sta spazzatura qui in giro?"
"Sono stato io brutto bestione eheheh! piaciuto il trucchetto?" fece Albino tronfio
"Piaciuto un cazzo! ma chi pulisce ora? lo sai che l'Azienda Urbana di Igiene passa di qua solo una volta a bimestre? accidenti!, ma non potevi trasformarli in alberi o, chessò, cotolette oppure..."
"Ehi, scimmione peloso! ti ho salvato le chiappe cos'altro vuoi?"
"Ha ragione lui, Grugnone...senza Albino probabilmente a quest'ora saremmo stati tutti cibo per vermi" riconobbe Percivaldo con onestà mentre aiutava l'Orco a rialzarsi
"E ora che farai? torni al reame? visto che il Re è diventato spazzatura hai via libera per prendere il suo posto" disse Grugnone mentre si stirava la schiena
"No...no, non mi interessa più quella vita...ho deciso che partirò, voglio andare nelle fredde terre dell'est. Ho sentito dire che da quelle parti esiste un Pinnacolo che realizza i desideri di chi lo tocca. Ci voglio portare Albino. Chissà che si riesca a fargli avere finalmente l'aspetto di un vero Unicorno...se lo merita"
"Dici...dici sul serio?" balbettò un incredulo Albino
"Certo amico mio. Partiremo tra due giorni. E ora, se vi va, propongo di andarcene tutti in paese a farci una bella birretta che ne dite? pago io!"
"Ci credo! con tutti i soldi che mi devi! ahahah" fece Grugnone ormai ristabilitosi "Ma dico...Albino...non potevi tramutare sti cretini in soldi? proprio in spazzatura me li trasformi!"
"Ancora con sta storia! ma vai và, mostro peloso che mi hai rotto le scatole!...Ingrato di merda!"